C'è una frase che mi ronza in testa ultimamente: "Ciascuno cresce solo se sognato".

Mi torna in mente ogni volta che cammino per il centro storico di Genova, pensando al progetto che stiamo costruendo in tanti. Un progetto che parla di comunità, di creare bellezza insieme.

E questa frase è di Danilo Dolci, poeta e attivista straordinario, ed è il verso finale di una sua celebre poesia tratta dalla raccolta "Poema umano".

Forse non tutti conoscono la sua storia, ma rimani con me tra poco lo conosceremo meglio attraverso la sua testimonianza educativa, che è la risposta alle domande che sto per farmi.

Una persona può davvero fiorire solo se c'è qualcun altro o qualcun'altra che la "sogna”?

E allora mi chiedo, quasi a voce alta: ma questa cosa... funziona anche per un'intera comunità? Possiamo "sognare" un quartiere, una città, per farla crescere e farla stare meglio?

Eccoci qui. Cerchiamo di conoscere meglio Danilo Dolci.

Non era solo un poeta, ma anche un sociologo, un educatore, un uomo che ha speso la vita per la pace e per gli altri.

E per lui, "sognare" non era un'attività da fare ad occhi chiusi. Anzi.

"Sognare" qualcuno, nel suo mondo, era un gesto concreto. Un'azione. Era come accendere un motore.

Immagina di guardare una persona, o un gruppo di persone, e di metterci sopra una fiducia totale.

Una fiducia così forte da spingerla a cambiare, a trasformarsi.

È un invito a guardare oltre i problemi di oggi, oltre la fatica, e a lavorare, tutti insieme, per costruire il domani che abbiamo immaginato.

Dolci, per esempio, parlava di "maieutica reciproca".

È un parolone, ma l'idea è stupenda: diceva che la conoscenza non è qualcosa che si versa dall'alto, come l'acqua in un bicchiere. È qualcosa che si tira fuori, reciprocamente. Si partorisce parlando, ascoltandosi.

E questo sguardo "sognante" è potentissimo, quasi magico, per tre motivi.

Primo: ci fa sentire forti, aumenta la nostra autostima. Pensaci: quando senti che qualcuno crede davvero in te, la prima persona a crederci di più diventi tu.

Secondo: libera la nostra creatività. Se ti senti supportato o supportata, se sai che nessuno ti giudicherà se provi a fare qualcosa di nuovo, allora ti senti libero o libera di sperimentare, di inventare, persino di sbagliare. E di essere se stessi.

E terzo: ci rende più resilienti. Sapere di avere qualcuno che fa il tifo per te, che ti "sogna" in piedi anche quando cadi...

beh, è la spinta più forte che esista per rialzarsi dopo un colpo duro.

Ma Dolci non ha solo scritto queste cose, le ha vissute. La sua storia parla per lui.

Quando è arrivato in Sicilia, ha trovato una terra bellissima ma ferita. Povertà, mafia, persone che si sentivano senza speranza. Lo hanno chiamato il "Gandhi della Sicilia". E sai cosa ha fatto? Ha iniziato a "sognare" un futuro diverso per tutte loro.

Ma non con le parole, con i fatti. Ha organizzato gli "scioperi alla rovescia": le persone disoccupate, oltre a protestare si mettevano a sistemare le strade abbandonate.

Ha fatto digiuni, marce per la pace. Stava mostrando a quella gente, con l'esempio, che un'altra via era possibile. Che potevano riprendersi in mano il loro destino.

Stava "sognando" ad occhi aperti un'intera comunità, e quella comunità ha iniziato a svegliarsi.

Ed è per questo che tutto torna a Genova, al nostro centro storico, alla domanda che ci siamo fatti all'inizio. "Ciascuno cresce solo se sognato" è un invito, quasi una chiamata. Ci dice che siamo tutti e tutte responsabili, gli uni per gli altri. La crescita di una persona, la rinascita di un quartiere, dipendono anche dallo sguardo che noi gli dedichiamo.

L'energia di cui parliamo non è un'utopia per pochi. Nasce e si diffonde a ogni livello: in una città intera, nelle associazioni che la animano, in un gruppo di amici e amiche, persino nel nucleo più intimo di una famiglia. Ciascuna di queste realtà, nel momento in cui "sogna" i suoi membri, sta compiendo l'atto più rivoluzionario di tutti: sta investendo nel proprio futuro.

E a volte, tutto parte da un singolo individuo. Una persona che inizia a sognare e ha il coraggio di condividere quel sogno, innescando un contagio virtuoso.

Ho avuto la fortuna, in questi anni, di conoscere tante di queste persone.

Sognatrici e sognatori attivi, che con il loro modo di essere, con la loro tenacia, funzionano da stimolo costante per tutti noi. Sono le persone che creano bellezza dove sembra non esserci più nulla, che costruiscono ponti dove altri vedono solo muri, che semplicemente non si arrendono.

È grazie a questa rete di sognatori e sognatrici che oggi possiamo immaginare, e iniziare a realizzare, il nostro progetto per il centro storico: trasformarlo in quello che qualcuno ha splendidamente definito "un paese nella città", ovvero una vera e propria comunità educante.

Certo, questo non significa che sia un percorso facile. I problemi non mancano, le complessità sono quotidiane e gli errori sono dietro l'angolo.

Ma qui entra in gioco l'elemento più prezioso: la fiducia.

Se c'è fiducia reciproca, allora ci si può permettere il lusso più grande di tutti, quello di sbagliare. Sbagliare, capire, correggersi e ripartire più forti di prima, senza il peso del giudizio che paralizza.

Ecco perché accogliamo a braccia aperte la critica, quando è rispettosa, onesta e costruttiva: è un regalo, uno strumento che ci aiuta a crescere.

Al contrario, la polemica sterile, che cerca solo divisione e colpevoli, drena energie e avvelena proprio quella fiducia che cerchiamo di costruire.

In questo periodo storico, che sembra toglierci tutto tranne la voglia di arrenderci, scegliere di sognare e di agire è un vero e proprio atto di resistenza. Ed è per questo che ne sono convinto: ce la possiamo fare.

E allora questa frase di Danilo Dolci è molto più di una bella poesia. È una mappa, la direzione del nostro lavoro.

È la speranza che diventa azione ogni volta che ci guardiamo intorno e scegliamo di vedere, nelle persone e tra i vicoli, non solo quello che sono o ci appaiono, ma tutto quello che possono diventare.

È questa la sfida e la bellezza di costruire insieme una comunità educante: ricordarci della forza che liberiamo quando scegliamo di avere fiducia nelle persone.

C'è chi insegna

guidando gli altri come cavalli passo per passo: forse c'è chi si sente soddisfatto così guidato.

C'è chi insegna lodando quanto trova di buono e divertendo: c'è pure chi si sente soddisfatto essendo incoraggiato.

C'è pure chi educa, senza nascondere l'assurdo ch'è nel mondo, aperto ad ogni sviluppo ma cercando d'essere franco all'altro come a sé, sognando gli altri come ora non sono: ciascuno cresce solo se sognato.

Questi erano i versi di Danilo Dolci dalla sua poesia, "Ciascuno cresce solo se sognato".

Spero che queste parole ti abbiano toccato nel profondo, così come hanno toccato me. Credo fermamente in questo tipo di educazione, in uno sguardo che non si ferma a ciò che siamo, ma che sa vedere e sognare ciò che potremmo diventare. È un invito a essere franchi, a non nascondere le difficoltà del mondo, ma a usare l'immaginazione e la fiducia come i più potenti strumenti di crescita.