Cosa significa, davvero, costruire comunità? A volte pensiamo a grandi eventi, a progetti complessi. Ma se fosse qualcosa di più ritmico? Se fosse come una danza?

Immagina i passi. Un passo in avanti, per andare incontro all'altro. Un passo a lato, per camminargli a fianco, per a ccompagnarlo. E poi, il passo più coraggioso di tutti: un passo indietro,  per lasciargli lo spazio di cui ha bisogno per esprimersi, per diventare protagonista.

Questa immagine di una danza partecipativa è il cuore di quello di cui ti parlerò oggi.

Una danza tra i sogni e la realtà, tra le idee e i cantieri fermi. Una danza che un quartiere intero è pronto a ballare.

L'ispirazione per questa puntata arriva da un articolo che ho letto di recente.

È tratto dalla rivista Animazione Sociale e firmato da Massimiliano Anzivino e Alfonso Noviello.

Gli autori mettono a fuoco con grande lucidità una tensione che, come operatori e cittadine e cittadini, si vive ogni giorno, specialmente dopo le scosse della pandemia.

Da un lato, i servizi alla persona, quelli socio-sanitari, sono sotto una pressione enorme, quasi ingolfati da una domanda crescente.

Dall'altro, i luoghi della cultura, come le biblioteche, che sembrano parlare a un pubblico sempre più esiguo, faticando a riallacciare i fili con la comunità.

La loro proposta è tanto semplice quanto potente: questi due mondi, quello della cura e quello della cultura devono parlarsi. Devono imparare a collaborare, a creare sinergie. E per farlo devono imparare a "danzare" con il territorio.

Questa metafora mi ha colpito profondamente perché per quello che stiamo cercando di realizzare nel centro storico di Genova non è un'idea astratta.

Prende corpo, respira e vive nello spirito di un progetto che si sta coltivando qui nel cuore di Prè, grazie al sostegno della Fondazione Compagnia San Paolo.  Il progetto si chiama “ONLIFE Prè - Biblioteche in rete per una comunità educante”.

L'ambizione non è creare una grandi biblioteche, piene di libri ma distanti, ma quella di far germogliare tanti piccoli spazi, dei "salotti culturali diffusi", biblioteche di quartiere che respirano al ritmo della vita delle persone, connesse da un filo rosso di attività, laboratori e animazioni.

E qui si torna ai passi di danza dell’articolo, che sono la grammatica di questo lavoro.

Il ”passo in avanti” quello che incontra, che sogna e allo stesso tempo è generativo.

Il “passo a lato", quello dell'accompagnamento, della progettazione condivisa.

Il "passo indietro", quello del cedere il protagonismo, di esserci non in modo ingombrante, ma in punta di piedi.

In pedagogia, usando un parolone, si parla di "approccio costruttivista", e di concetti come Scaffolding e Fading.

Prima, come educatori, si costruisce un'impalcatura, la parola scaffolding, per sostenere la crescita di un'idea, di un gruppo. Si forniscono strumenti, supporto, una guida.

Poi, con cura e fiducia, si iniziano a togliere i pezzi di quell’impalcatura, la parola fading che significa dissolvenza, sbiancamento, che permette alla comunità di reggersi con le proprie gambe, di trovare la propria stabilità.

Per chi fa questo mestiere, significa imparare a domare il proprio ego. Non è semplice per noi abituati a vivere la professione con protagonismo. L'obiettivo non è sentirsi indispensabili, ma al contrario, arrivare al punto di diventare felicemente di supporto quando serve, perché la comunità ha trovato la sua voce, la sua autonomia. Questo è il senso profondo del costruire una comunità educante.

Il nome del progetto, ONLIFE, non è stato scelto a caso. Non è una moda passeggera, ma esprime una visione precisa.

ONLIFE rappresenta quella condizione in cui la distinzione tra vita online e offline non è più netta, ma si fonde in un’unica esperienza quotidiana.

È un termine coniato dal filosofo Luciano Floridi, che descrive il nostro vivere immersi in un’infosfera: un ambiente informazionale continuo, dove il digitale non è qualcosa di “altro”, ma parte integrante della nostra esistenza.

Proprio come i pesci che nuotano e respirano nell’acqua senza rendersene conto, anche tu “respiri la rete” in modo quasi automatico.

E per questo è importante prenderne consapevolezza, rifletterci e acquisire competenza che ci diano chiavi di lettura precise.

ONLIFE Prè è un progetto che vive su due piani, strettamente intrecciati tra loro.

Da una parte costruisce una rete digitale, fatta di strumenti condivisi, un catalogo di libri accessibile, connessioni che superano i confini fisici e abbattono le distanze.

Dall’altra – e forse con ancora più intensità – promuove la vita vera: l’incontro, la presenza, la relazione che scalda e trasforma.

È un approccio dove le Tecnologie non servono a isolarci, ma a creare ponti. Ponti per organizzare un evento, per far circolare idee, per dare forma a gesti concreti. Idee che si incarnano nei nostri “caruggi”, in una piazza, in un piccolo spazio di lettura condiviso, dove le persone si guardano, si ascoltano, si riconoscono. Diventano Tecnologie di Comunità.

Ma, purtroppo, questa danza, così piena di energia e di potenziale, incontra il suo ostacolo più grande: la musica c’è ma la pista da ballo non è praticabile.

In questo progetto che vi ho descritto c'è un intero mosaico di competenze e passioni.

Ci sono le persone che ogni giorno lavorano con i ragazzi e i bambini, animando il loro tempo libero con creatività; c’è invece chi insegna il valore delle regole e della natura; oppure chi offre un sostegno concreto alle situazioni di fragilità.  È una vera comunità educante che si è messa in gioco in modo tangibile.

Tutta questa energia converge verso un punto di riferimento geografico comune: Piazza Marinelle e l'area delle Monachette. Da un paio di anni, sono partiti i lavori di riqualificazione e questo luogo è diventato un cantiere, uno spazio sottratto temporaneamente alla sua comunità, sospeso nel tempo.

Noi lo immaginiamo ancora pieno di vita: di bambini che corrono e giocano, di ragazzi che si incontrano, di laboratori, di famiglie che si godono un pomeriggio di sole. Era, e speriamo lo sia ancora, il cuore pulsante di queste attività.  La nostra "pista da ballo" a cielo aperto.

Ma la realtà è che il tempo ha un suo peso. Un'attesa così lunga, che si protrae anno dopo anno, finisce per cambiare l'atmosfera di un luogo.

Camminando per il quartiere, si percepisce un senso di sospensione, di trascuratezza, un'ombra di rassegnazione che preoccupa chiunque viva o lavori qui. È una fragilità che si aggiunge a quelle che già esistono. È una situazione oggettivamente delicata.

Quando penso a questo, lo vedo come un'opportunità che ogni giorno rischia di svanire per i più giovani.

Ma nonostante tutto, la danza non si ferma. Le attività sociali ed educative continuano, certo... magari in spazi più piccoli, con un ritmo diverso, ma con la stessa, identica determinazione.

La volontà di costruire bellezza e legami, infatti, è più forte di qualunque attesa.

E la nostra speranza, con il cuore e con la testa, è che entro l’anno una piazza accogliente e uno spazio protetto per il gioco e lo sport siano finalmente pronti ad accogliere sempre meglio bambini, giovani e famiglie.

Perché una comunità educante cresce sì se sognata, ma cresce anche con atti concreti e con la responsabilità che ciascuno faccia la sua parte.