Vi ricordate Caserma Gavoglio? Oggi parliamo di rigenerazione urbana e di come un'idea nata dalla cittadinanza possa trasformare un intero quartiere. Facciamo un viaggio a Lagaccio, Genova, in un'area che un tempo era del demanio militare.

Questo spazio ha iniziato la sua evoluzione grazie a un gruppo informale che, a partire dal 2009, ha lavorato con l'amministrazione per ottenere un percorso di partecipazione. Il risultato è non solo un nuovo parco urbano di 16.000 metri quadrati inaugurato nel 2022, ma anche una casa di quartiere gestita oggi dall'ente La Casa nel Parco.

Per capire questa trasformazione, abbiamo qui con noi chi ha seguito ogni fase: Lucia Tringali.

Buongiorno, buon pomeriggio o buonasera a te che mi ascolti. Sono Claudio Pesci e questo è Connessione Educanti, il podcast che vuole offrire spunti e riflessioni per generare bellezza. Perché una buona idea non ha confini e per questo creeremo ponti per realizzare una comunità educante insieme.

Buongiorno Lucia e grazie per aver accettato l'invito.

Buongiorno Claudio, grazie a te.

Claudio Pesci: Allora, sono molto contento di essere qua. Mi trovo alla casa di quartiere Casa Gavoglio, giusto come dicitura esatta? Ma in questo luogo c'è una storia, un impegno ormai di diversi anni. Intanto ti chiedo, prima di addentrarci un po' in questa esperienza, se puoi brevemente raccontare cos'era qui la famosa Caserma Gavoglio. Che ricordo hai prima di iniziare questa esperienza della casa di quartiere?

Lucia Tringali: Allora, io ho conosciuto la Caserma Gavoglio nel 2009, quando sono venuta ad abitare in zona ed era chiusa. La sua caratteristica era di essere abbandonata da 25 anni più o meno. C'era qui in zona un gruppo di persone, un gruppo informale che si chiamava "Voglio la Gavoglio". Mi hanno tirato dentro subito e questo gruppo ha iniziato a spingere perché il Comune si facesse regalare, per dirla in modo molto semplice, dal demanio militare tutto il bene. Era possibile, attraverso la legge sul federalismo demaniale, avere praticamente tutto il bene a zero euro, quindi ne valeva la pena.

Claudio Pesci: Ecco, senti, per chi ci ascolta, contestualizza un po' dove si trova la casa di quartiere Gavoglio, come zona geografica.

Lucia Tringali: Allora, siamo a Lagaccio, che è il quartiere che nessuno sa dov'è. In genere, quando diamo indicazioni, le persone immaginano che sia in cima a un monte, non sappiamo perché, e sta dietro alla stazione Principe. Però è difficile vederlo perché quando tu da Principe vai verso Ponente non vedi niente, se guardi verso destra. Devi salire sul ponte della Ferrovia. In realtà, dal centro ci si arriva, come hai visto, in 15 minuti. Però è un quartiere piccino, giri l'angolo dal Palazzo delle Ferrovie, ti trovi in un paesello, in una situazione chiusa, piena di cemento, dove prima non c'era neanche un giardinetto, un filo d'erba. I bambini giocavano per la strada, letteralmente, fermando con la mano le macchine per giocare a pallone, fino a dieci anni fa.

Claudio Pesci: E senti, qual è stato, secondo te, l'innesco che in qualche misura ha fatto scattare il desiderio di avere una casa di quartiere qua a Lagaccio? Qual è stato il momento che tu ricordi?

Lucia Tringali: Allora, il momento è stato il momento in cui finalmente il bene era disponibile, quindi era possibile da parte del Municipio investire delle risorse per ristrutturare almeno una stanza e il piazzale, che era la piazza d'armi. C'era l'idea di farne qualcosa, ma non un'idea così chiara. Però poi con l'esperienza di Torino, che era già molto avanti delle case del quartiere...

Claudio Pesci: Vi eravate collegati con l'esperienza torinese.

Lucia Tringali: Esatto, e poi Simone Loncini, che era presidente del Municipio, ha fatto un bando per una casa del quartiere e da lì è nato tutto.

Claudio Pesci: Ma per costruire la casa di quartiere c'è stato un coinvolgimento delle associazioni, degli abitanti?

Lucia Tringali: Sì, c'è stata una prima rete che ha lavorato dal 2015 al 2020 e poi il nostro ente, La Casa nel Parco, dal 2020 ad oggi, quindi ci sono state due gestioni molto diverse.

Claudio Pesci: E se dovessi raccontare il processo di crescita di questa rete di associazioni, cosa ti viene in mente?

Lucia Tringali: Ma allora, la prima è nata in modo molto spontaneo, senza un piano, semplicemente chi era lì, chi aveva partecipato a questo movimento, comitato, in modo abbastanza naturale ha iniziato a rotolare verso la casa di quartiere. La differenza forte tra il primo progetto e il secondo è intanto la quantità di associazioni che ci sono adesso, che non sono solo del quartiere, ma sono anche della città. Abbiamo Legambiente Liguri, abbiamo il SUC, abbiamo Sarabanda, Circonavigando insieme alla piccola Associazione Genitori e a tante altre, a gruppi informali. Quindi nella seconda gestione c'è più intenzionalità e anche più pensiero rispetto a che cos'è uno spazio pubblico, che cos'è il lavoro di comunità, che cos'è il lavoro sul territorio, quindi sono due esperienze completamente diverse.

Claudio Pesci: E il coordinamento di queste associazioni è di Librotondo, della cooperativa Librotondo, oppure non c'è un'identità?

Lucia Tringali: No, è un ente, un ente di terzo settore, quindi siamo un'associazione di associazioni, che si chiama La Casa nel Parco, che ha adesso 28-29 associazioni, sempre in crescita. È proprio formalizzata in associazione, che è una cosa molto diversa da una rete informale.

Claudio Pesci: Senti, per spiegare cos'è una casa di quartiere... credo che ufficialmente, formalmente, sono due le case di quartiere a Genova: una è questa e l'altra dal Ponte Morandi, a Rivarolo, giusto?

Lucia Tringali: Sì, in realtà c'è anche la Casa del Quartiere di Oregina, che è in Via Costanzi, e la Casa del Quartiere di Certosa. Allora la nostra e Oregina sono due esperienze abbastanza simili, come lavoro di terzo settore, in co-gestione con il Municipio, ma in quasi completa autonomia, anche economica, a parte un piccolo contributo ogni anno del Municipio. La Casa del Quartiere di Certosa, il poco che so, è nata da una regia del Comune di Genova, quindi ha un progetto anche con un finanziamento cospicuo di Costa sulla ristrutturazione.

Claudio Pesci: E senti, dovessi spiegare a chi non ne sa niente cos'è una casa di quartiere, cosa diresti?

Lucia Tringali: Allora, è un pezzetto di casa di ognuno, senza i letti, perché i bambini per esempio, la prima cosa che mi chiedono è "ma la casa di quartiere dove si dorme? Voi dormite qua, dove sono i letti?". Le domande che fanno i bambini orientano anche a descrivere bene le cose.

Intanto è uno spazio pubblico, quindi è uno spazio dove le persone possono trovare o semplicemente uno spazio dove stare e non fare niente – quindi si può stare in giardino, guardarsi intorno, ascoltare la musica, collegarsi col wi-fi, entrare in biblioteca, leggersi qualcosa – oppure partecipare a una delle tantissime attività che organizzano le nostre associazioni o gruppi informali o persone. Quindi è uno spazio dove puoi fare, puoi incontrare le persone anche in modo semplice, senza partecipare necessariamente a yoga o inglese o balli o giochi da tavolo, oppure puoi coltivare una passione o mettere a disposizione tu quello che sai fare. C'è un signore a cui piace fare qi-kong e lo fa qui.

Claudio Pesci: E tutto chiaramente viene fatto con un coordinamento generale per prenotare gli spazi che sono in genere molto flessibili, giusto?

Lucia Tringali: Abbiamo investito molto i primi anni in una call in modo che fosse il più trasparente possibile come si potevano usare gli spazi, sia per i nostri co-gestori, quindi le nostre associazioni, sia per gli esterni. Questa idea l'abbiamo presa in prestito da Torino. Poi sulla base di tutte le richieste, le abbiamo valutate positivamente, tutte quelle che avevano un senso, che ci stavano. Abbiamo riempito tutti gli spazi e abbiamo investito più energie e tempo possibile a fare sì che non fosse un effetto condominio, cioè "faccio la mia cosa dalle 9 alle 10 e poi questo posto sparisce". Abbiamo investito energie nell'autonomia delle persone nell'uso dello spazio, nell'organizzazione delle attività e nell'essere consapevoli del progetto comune. Non siamo ancora arrivati al 100%, però la direzione è quella lì.

Claudio Pesci: E senti, nei processi partecipativi è una domanda a dubbio, è quella che ti faccio così un po' pensando anche all'esperienza che stiamo cercando di costruire nel Sestiere di Pré con gli Hub di quartiere. Quel fatto di coinvolgere un più ampio raggio di persone, nel senso non solo l'associazione organizzata, persone particolarmente sensibili alla tematica sociale o alla cittadinanza attiva, ma anche, giusto come dicevi tu prima, una persona che semplicemente vuole stare in compagnia, rilassarsi un attimo. Voi in questo avete avuto difficoltà, siete riusciti subito a entrare in sintonia, a coinvolgere anche chi era più difficilmente raggiungibile?

Lucia Tringali: Allora sì, non è un processo lineare. La Casa nel Parco è un hub di associazioni, una parte delle quali fa attività in modo continuativo, una parte no. E poi ci sono le persone singole, magari del quartiere, che seguono i social, agganciate dalla call. La professoressa d'inglese Maria abita qua davanti, ci ha trovato sui social. Non appartiene a un'associazione, però ha trovato qui un suo spazio in cui dà un contributo bellissimo di attività. Abbiamo visto che questa flessibilità – quindi non solo associazioni, non solo gruppi organizzati, ma persone, gruppi informali – funziona.

Anche perché qui c'è la dimensione dell'interno e dell'esterno. Avete un parco esterno meraviglioso. Il parco è gestito dal Comune di Genova. Il giardino davanti alla Casa di Quartiere crea quell'effetto, cioè abbiamo creato noi, l'osmosi tra l'interno e l'esterno. Ci sono diversi pubblici di questo posto, ci sono tante famiglie che portano i bambini dopo la scuola qui ai giardinetti. Però in questi giardinetti c'è anche una porta, c'è anche un interno che normalmente non c'è. Noi tutte le volte che possiamo lasciamo la porta aperta. Quindi una famiglia con bambini, anche senza nessuno, può entrare, stare nello spazio gioco, andare in bagno, cambiare un bambino, allattare, leggersi un libro e uscire.

Abbiamo lavorato molto sul rapporto di fiducia con le famiglie, anche sul prendersi cura dello spazio, perché tante famiglie hanno proprio la chiave di accesso, il codice di accesso e possono usarla anche quando non ci siamo noi. Questo ovviamente non sempre funziona, però al 98%, che è una percentuale altissima, fino adesso ha funzionato.

Claudio Pesci: Mi sembra, così con occhio pedagogico, che sia un risultato eccezionale, quello di avere uno spazio in qualche misura, se ho capito bene, viene anche un po' autogestito, dove persone si responsabilizzano.

Lucia Tringali: Non pensavamo funzionasse così tanto. Vuol dire anche prendersi il rischio di avere tante persone che usano lo stesso spazio e ognuno portando la propria percezione banalmente del lasciare in ordine, lasciare pulito, prendersi cura. Non tanto banalmente. La cosa pubblica.

Esatto, un elemento, secondo me, interessante di questo posto, sul quale noi stressiamo le persone, non stressiamo in senso buono, è il "noi". Quindi quando noi diciamo a tutti, tipo mantra, "già che sei qui fai qualcosa". Questo ormai è entrato nella testa di tutti come un'ossessione. Il fatto di ripeterlo tante volte, questo, fa sì che le persone qui siano costrette, moralmente costrette a fare qualcosa di diverso da quello che fanno di solito.

Claudio Pesci: Senti, mi hai fatto venire in mente una cosa come concetto, il concetto di comunità educante, che spesso si usa e anche inflazionato come termine, però sentendoti un po' raccontare l'esperienza della casa di quartiere Gavoglio, secondo te che pertinenza ha al concetto di comunità educante?

Lucia Tringali: Allora, sono d'accordo con te sul fatto che è stato utilizzato molto. Qui si esprime la comunità educante nel tentare – non ci siamo ancora riusciti completamente – di connettere tutti quelli che hanno a che fare poi con gli stessi bambini: non so, la capra azzurra, il centro educativo, la scuola, gli educatori dell'educativa adolescenti, il doposcuola del Lampi, dell'associazione dei volontari. I bambini sono sempre gli stessi, però raramente poi i soggetti si mettono intorno a un tavolo a fare un piano, a scambiarsi esperienze. Ci vuole tanto lavoro, come sai, ci vuole un sacco di energia, un sacco di impegno. Mi viene da citare Danilo Dolci: "Ognuno cresce se è sognato" e questo sogno però va condiviso. Non ci siamo ancora riusciti secondo me qua.

Claudio Pesci: Secondo me uno degli ingredienti del creare, della realizzare una comunità educante, è proprio quella che non si è mai arrivati.

Lucia Tringali: Esattamente.

Claudio Pesci: Infatti quello che ti vorrei chiedere, se riesci a fare un po' un quadro di quali attività vengono proposte all'interno della Casa di Quartiere Gavoglio.

Lucia Tringali: Quanto tempo hai?

Claudio Pesci: Quanto vuoi, non me ne vado più.

Lucia Tringali: Allora, ci sono diverse tipologie di attività:

  1. Attività a calendario: Il classico calendario settimanale dal lunedì al sabato, dove c'è, non so, un giorno yoga, un giorno qi-kong, un giorno giochi da tavolo, un giorno c'è l'inglese, un giorno ci sono i laboratori per i bambini, il doposcuola del sabato mattina dell'Associazione Genitori.
  2. In collaborazione con il Centro di Salute Mentale (ASL 3): Quelli che loro chiamano "utenti esperti", che sono pazienti della salute mentale, invece di fare attività al centro diurno, loro hanno delle competenze, delle passioni, qualcosa da condividere con gli altri e lo vengono a fare qui. Adesso c'è un gruppo che fa conversazione d'inglese. Questo è un uso in autonomia degli spazi, che non è aperto al pubblico.
  3. Uso Informale e Biblioteca: Per esempio nella biblioteca ci sono sia attività organizzate – la scuola, le classi vengono qui, gli offriamo le letture, i laboratori – oppure semplicemente c'è una porta aperta e quindi i bambini si buttano dentro perché è bella, colorata. Abbiamo investito molto sulla bellezza della biblioteca in modo che ti tira dentro.
  4. Eventi e Attività delle Associazioni Associate: Non so, le attività di Legambiente, le attività di Sarabanda, Circonavigando che una volta all'anno porta qui il Pre Circonavigando con un bellissimo laboratorio di giocoleria.
  5. Attività Erasmus: Spesso qua si sente parlare inglese. Lavoriamo con Youth Workers o con operatori dell'educazione degli adulti che vengono qua. Per esempio, è venuto il gruppo dal Giappone a studiare la casa del quartiere, a studiare l'ex caserma.
  6. Attività Spontanee e Cene di Quartiere: Uso informale, ognuno si trova il suo.

Claudio Pesci: Cosa ti hanno detto i giapponesi quando sono venuti?

Lucia Tringali: Wow! Dovrebbe nascere una gemella a Shibuya, Tokyo di Casa Gavoglio.

Claudio Pesci: Senti, chiaramente si vedono un sacco di libri presenti all'interno della casa di quartiere. Quello che ti chiedevo è come lo utilizzi questo strumento all'interno di una casa di quartiere, perché non è scontato.

Lucia Tringali: La biblioteca è una mia passione e parte del mio lavoro. Il primo giorno in cui ho avuto le chiavi, la prima azione che ho fatto è stata quella di stendere un telo per terra con un cestino di libri e andarmi a cercare i bambini per strada. Qui, rispetto al mio passato, tante persone sono lontane dall'esperienza della lettura, quindi pochi bambini hanno libri a casa. E per questo è particolarmente importante avere una biblioteca qui, dove magari questi libri bellissimi, i Silent Book e gli Albi senza parole, che sono meravigliosi, nessuno li ha mai visti, ma spesso neanche gli adulti. L'idea è creare una biblioteca in un quartiere dove poche persone leggono, con la scommessa del "la facciamo diventare il cuore della casa del quartiere".

Claudio Pesci: Ti faccio una domanda interessata sulla dimensione digitale invece, in qualche misura c'è qualche tipo di attività qua sul digitale, sulla media education?

Lucia Tringali: Bella domanda, stimolante. Noi fino ad adesso abbiamo fatto con le energie che abbiamo a disposizione. Dobbiamo scegliere, quindi abbiamo fatto tanti progetti di contrasto alla povertà educativa, ma a strumenti analogici, come dici tu, quindi libri e relazioni. Sul digitale abbiamo lavorato sugli anziani over 70, facendo alfabetizzazione digitale in collaborazione con un user. Queste persone sono passate dal cellulare chiuso nella scatola al mandarsi gli auguri su WhatsApp, sapere usare lo SPID. Sui bambini e sui ragazzi fino ad adesso non abbiamo ancora avuto competenze e energie per lavorarci, però è una cosa assolutamente prioritaria e fondamentale.

Claudio Pesci: Tornando un po' al rapporto con il territorio, quando è che tu ricordi proprio che si è parlato di sviluppo di comunità? Quindi in qualche misura il territorio ha percepito questo salto, nel momento in cui si parla di sviluppo di comunità vuol dire in qualche misura che le persone iniziano a prendere consapevolezza del loro essere cittadini.

Lucia Tringali: Allora, secondo me dopo il 2020, dopo il lockdown. Quello è stato il momento in cui ho sentito un cambio di passo, nel senso che le persone hanno percepito che questo posto poteva essere qualcos'altro rispetto a un prima che era un po' ingessato, un po' antico. Tante persone, fai conto, quando facevamo i lavori qua ogni tanto arrivava qualcuno con la mascherina dicendo "avete bisogno di una mano?" e si buttava dentro a raschiettare un muro, a mettere a posto il giardino, quindi c'era molta voglia.

Il fatto secondo me di pensare lo spazio pubblico come uno spazio aperto e non completamente organizzato, quindi con la possibilità da parte delle persone di metterci qualcosa di loro, può essere un motore. Non stai organizzando tutto tu, ma stai in ascolto, tieni una porta aperta.

Claudio Pesci: E la dimensione della community, perché poi l'obiettivo è dalla community alla comunità.

Lucia Tringali: Tante persone ci seguono, cioè un mix. Ad esempio, le persone, anche persone di una certa età, il signore che portano il cane fuori, si fermano a fare due chiacchiere e magari io do per scontato che per promuovere un'attività abbiano bisogno del volantino di carta e invece loro sono già nelle chat, sono già nel gruppo, sono già nella pagina. Cerchiamo di trovare un equilibrio tra le due cose.

Claudio Pesci: E senti, avete una pagina Facebook con che indirizzo?

Lucia Tringali: La Casa nel Parco - Casa Gavoglio, su Facebook e Instagram, sì.

Claudio Pesci: E invece se qualcuno volesse venirti a trovare, se dai due indicazioni stradali in modo che, per arrivare qua in questa bellissima casa di quartiere Gavoglio.

Lucia Tringali: Allora, l'indirizzo è Via del Lagaccio 41. Basta cercare il puntatore di Google, La Casa nel Parco. È molto facile arrivare anche a piedi. Ho calcolato 10 minuti a piedi dalla metro Principe, oppure c'è il 54, questo bussino dalla stazione Principe che fa proprio la fermata a Caserma Gavoglio. C'è anche il sito della Casa nel Parco.

Claudio Pesci: Bene, senti Lucia, siamo in chiusura. In genere io chiedo di riempire una cassetta degli attrezzi virtuali. A te cosa viene in mente? Cosa ci lasci?

Lucia Tringali: Allora, il telo per terra, quindi il fare spazio, l'uscire dalla casa di quartiere, che è una delle azioni più importanti che facciamo. Anche quando organizziamo qualcosa non stiamo dentro ad aspettare che le persone arrivino, ma usciamo in giardino, nel parco, a catturare le persone. E il fare spazio, per esempio i Silent Book, i libri che non hanno testo. Come si leggono? Non si leggono, si mostrano le immagini, si può leggere anche in silenzio, quindi le persone possono vedere nella storia tutto quello che vogliono vedere. Quindi fare spazio, non occuparlo tutto, ma lasciarlo libero, anche in attesa.

Claudio Pesci: Bene, ti ringrazio molto Lucia di questa chiacchierata e grazie perché, insomma, è stato fatto veramente un gran gran lavoro. Grazie ancora.

Grazie a te.