(Trascrizione automatica del podcast)

Il centro storico genovese è sempre stato un luogo ricco di esperienze sociali ed educative. Ci sono molti esempi di questa vitalità e oggi ascoltiamo la testimonianza di Pino Vinci, allenatore sportivo, insegnante ed educatore, che ha vissuto la Comunità Educante prima ancora che avesse questo nome. Ascoltando con attenzione la sua storia scopriremo perché è così importante tenere viva la memoria di queste esperienze. Esse non solo arricchiscono il lavoro attuale, ma ci ricordano anche che nulla si inventa. Un buon clima di ascolto e di collaborazione è la base fondamentale per favorire lo sviluppo di una vera comunità.

Claudio Pesci: Buongiorno, buon pomeriggio o buonasera a te che mi ascolti. Sono Claudio Pesci e questo è Connessione Educanti, il podcast che vuole offrire spunti e riflessioni per generare bellezza. Perché una buona idea non ha confini e per questo creeremo ponti per realizzare una comunità educante insieme.

Claudio Pesci: Buongiorno Pino, e grazie per aver accettato l'invito.

Pino Vinci: Grazie a te per aver effettuato l'invito. È un piacere.

Claudio Pesci: È un piacere anche mio, Pino, perché dopo tanti anni che ci conosciamo era un po' che ti pensavo, perché credo che tu abbia tanta esperienza da portare e gli ascoltatori se ne accorgeranno, assolutamente. Senti Pino, allora, per iniziare, in questi ultimi tempi lo avrai anche colto, si parla molto di Comunità Educante, di progetti di comunità, e ogni tanto a me frulla un pensiero: ragiono sul fatto che è sicuramente un approccio, una metodologia molto interessante ma che non è forse nata oggi la Comunità Educante, il progetto di comunità inteso come sviluppo di comunità. Perché andando un po' indietro nel passato io ricordo realtà e esperienze molto significative che già dal mio punto di vista facevano questo tipo di lavoro. In particolare mi rivolgo alla scuola della Salle, che non ricordo bene com'era la dicitura della scuola, come si chiamava?

Pino Vinci: Scuola Negro Durazzo.

Claudio Pesci: Scuola Negro Durazzo, grazie Pino, che era una realtà incredibile. E tu Pino lì, se non sbaglio, hai lavorato come insegnante per un bel po' di anni. Intanto ti faccio una domanda: da quanto è che esiste, quando è iniziata a lavorare la Salle, la scuola Negro Durazzo a Genova, lì al Carmine?

Pino Vinci: A Genova è nata circa 170 anni fa, quindi affonda le radici nei primi anni.  L’ordine è la Congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane, che è una congregazione, qualcuno diceva di mezzi preti. Infatti loro dicevano, di essere dei religiosi laici, tecnicamente, e cioè delle persone che avevano i classici tre voti religiosi: povertà, castità, obbedienza, ma non potevano amministrare i sacramenti, quindi loro non potevano dire messa, non potevano dare la comunione, non potevano fare niente come preti.

Claudio Pesci: Ma questo 170 anni fa?

Pino Vinci: No, no, sempre, tutt'ora. Ma è perché il motivo era chiaro, era chiaro per chi conosceva la storia della Salle. La Salle è un riccone che ha fatto come Gesù Cristo voleva, chiedeva: ha venduto tutti i suoi beni, ha utilizzato gli spazi che aveva nei suoi palazzi, un nobile, e lì ha fondato una scuola, una scuola non per ragazzi, ma per maestri.

Claudio Pesci: Quindi la vocazione era formativa?

Pino Vinci: Formativa, assolutamente formativa. E poi questi maestri, lui ha incominciato a fare scuole e i maestri hanno incominciato a fare scuole in altri posti, perché lui aveva delle sostanze, economicamente utilizzava le sue sostanze per far aprire queste scuole. Erano tutte scuole per persone povere.

Claudio Pesci: Ma sono presenti in tutta Italia, qui o a Genova?

Pino Vinci: È presente in tutta Italia e in tutto il mondo la congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane.

Claudio Pesci: Ma la regione dove sono più presenti qual’è?

Pino Vinci: Allora, il Lazio, sicuramente Roma, c'è Villa Flaminia, perché poi si sono trasformate un po'. Perché in effetti noi avevamo il vanto di essere l'unica scuola che aveva mantenuto lo spirito della Salle.

Claudio Pesci: Senti, ma esattamente dov'è che si trovava la scuola a Genova?

Pino Vinci: Allora, è sempre stata al Carmine e in più c'era un'altra scuola che era in via Monte Bruno, degli Artigianelli. Era una scuola elementare, media e professionale dove si insegnava a fare falegnameria, saldature e altre cose.

Claudio Pesci: Ho capito. Senti, invece alla scuola del Carmine cosa si insegnava?

Pino Vinci: Prima solo elementari, ho fatto la scuola li e poi ho insegnato.

Claudio Pesci: Ah, non solo, sei stato un professore, ma anche un allievo?

Pino Vinci: Si,  il mio maestro è stato il direttore, che poi è andato in altri posti.

Claudio Pesci: Ma chi era?

Pino Vinci: Fratello Celestino e poi Fratel Felice che conoscevi.

Claudio Pesci:  Sì, Fratello Felice lo conoscevo. Sì, aveva questa caratteristica di semplicità, ma di grande incontro con gli altri.

Claudio Pesci: Quindi tu Pino hai fatto lì l'elementare.

Pino Vinci: Ho fatto l'elementare. Poi, siccome abitavo vicinissimo, io ero nel palazzo attaccato, attaccato alla scuola. I fratelli avevano un passaggio nella scuola attraverso il quale andavano nel loro appartamento, che era nel nostro palazzo.

Claudio Pesci: E hai fatto li anche le medie?

Pino Vinci: No, perché non c'erano le medie. Le medie sono state fatte dopo negli anni '68. Poi di intanto intanto andavo giù, avevo 15-16 anni e arbitravo le partite.

Claudio Pesci: eri l'educatore, una specie, perché forse non c'era ancora la figura professionale.

Pino Vinci: No, non c'era.

Claudio Pesci: Ma invece come insegnante quando è che hai iniziato?

Pino Vinci: Ma io come insegnante ho iniziato seguendo il gruppo sportivo nel '71.

Claudio Pesci: E la scuola era sempre elementare?

Pino Vinci: Sempre stata scuola elementare e poi medie. Quando c'ero io c'erano già le medie. Io infatti ho cominciato nel '71 e avevo dei ragazzi che erano nati nel '58, '59. Io ero del '52, quindi poco più di me.

Claudio Pesci: Mi ricordo veramente tanti ragazzi. Credo che dalla Salle ci sia passato un mondo, anche più di un mondo.

Pino Vinci: Pensa che la nostra mensa aveva 250 coperti.

Claudio Pesci: Sì, ma io ricordo. Ero stupito di quanti fossero.

Pino Vinci: Perché poi venivano anche i …ragazzi dall’esterno, la scuola apriva al territorio, però solo al pomeriggio venivano su anche quelli del Carmine.

Claudio Pesci: Ecco, rispetto a questo ti volevo chiedere... si parla di Comunità Educante, di progetto di comunità, di sviluppo di comunità. Allora, dal tuo punto di vista, c'era una relazione sul territorio?

Pino Vinci:senza dubbio. Intanto non era stata costruita, ma era normale, perché i fratelli avevano questa caratteristica di aprire le porte. Lì era più facile, perché venivano su... C'era il cortile, andiamo a giocare nel cortile, perché accoglievamo tutti. Nella loro mentalità c'era sempre quella tenere le porte aperte.

Claudio Pesci: E con Don Gallo c'erano dei rapporti con la scuola?

Pino Vinci: C'era un fratello, Fratel Ezio, che seguiva la comunità di Don Gallo. Non è che si facessero delle cose insieme, perché era tutta un’altra cosa... se si faceva la festa con Don Gallo si andava là direttamente senza fronzoli e si faceva festa.

Claudio Pesci: Senti, ma invece con la scuola elementare di Prè, delle Suore Filippine, c'era una collaborazione, si lavorava insieme?

Pino Vinci: Sì. Loro erano femminili e noi soprattutto all'inizio eravamo maschili, e quindi eravamo un po' divisi. Si collaborava. Non c'erano dei ruoli definiti, dei contratti... perché io facevo il volontario, mi piaceva, andavo là, poi i fratelli le conoscevano.

Claudio Pesci: È vero che facevi il volontario, ma io da quando ti conosco hai anche molto puntato alla dimensione professionale.

Pino Vinci: Sì,  ma io dicevo in questo periodo di passaggio, andavo lì ad aiutare, davo una mano, poi mi è stato chiesto "ma visto che fai l'atletica e conosci un po' di cose", perché erano degli studi che riguardavano l'argomento, "perché non vieni ad allenare i ragazzi?”.

Claudio Pesci: Se tu dovessi dire qual era il messaggio pedagogico... allora si faceva tutto forse con più semplicità e con meno regole, però in realtà la struttura pedagogica c'era eccome.

Pino Vinci: Ma indubbiamente... i fratelli la preparazione la facevano con la condivisione. Io direi la cosa principale, condividevano le idee, il lavoro insieme, il capire con i ragazzi e le famiglie cosa piacesse fare e fare anche delle cose che loro ritenevano utili e formative. E poi mi ricordo che a un certo punto mi hanno dato un libro, Le esperienze pastorali di Don Milani e altri suoi libri, e così circolavano questi scritti, dove c'era sempre quello che poi era la nostra missione: andare incontro all'esistenza delle persone che hanno bisogno.

Claudio Pesci: E io lo associo rispondere a delle diverse forme di povertà che non sono necessariamente materiali, possono essere anche educative, sociali... secondo te questa affermazione era già coerente allora?

Pino Vinci: Sì, assolutamente. Loro ti dicevano "sì, vieni". Non avevano nemmeno bisogno di dire "guarda che noi facciamo attività per i poveri", non facevano questi discorsi, facevamo azioni concrete. E tu quando sei lì noti queste cose.

Claudio Pesci: La pedagogia del fare.

Pino Vinci: E’ la pedagogia del fare. Non del sottolineare, perché poi quando parli troppo si filosofeggia e ci si contraddice.

Claudio Pesci: E anche la qualità dell'insegnamento era elevata.

Pino Vinci: Non era certo secondaria. E poi è chiaro che se uno voleva fermarsi dopo scuola e il pranzo era a pagamento.

Claudio Pesci: Ma senti, la scuola in che anno poi ha chiuso?

Pino Vinci: Allora, ha chiuso nel '92-'93 e abbiamo incominciato un progetto finanziato dalla Regione.

Claudio Pesci: Ma quindi è nata la Cooperativa La Salle?

Pino Vinci: È nata la Cooperativa La Salle.

Claudio Pesci: In che anno?

Pino Vinci: Nel 1993.

Claudio Pesci: Quindi la Cooperativa La Salle ha preso il testimone rispetto a quella che era l'esperienza precedente.

Pino Vinci: Assolutamente, perché tutti i membri del consiglio erano o del Pio Istituto, che era socio della cooperativa.

Claudio Pesci: Tu chiaramente hai vissuto tutti gli anni della cooperativa. Secondo te, una cooperativa può mantenere, riuscire in qualche modo, ad avere gli stessi valori? O la pedagogia viene un po' schiacciata dalle dinamiche degli appalti?

Pino Vinci: È vero, era la pedagogia del fare. Ma dietro il fare c'è un pensiero. Senza dire un "tempo era meglio", forse bisognerebbe un po' ripescare quelle dimensioni di comunità educante che allora esistevano. E non è facile, per noi è stato più facile perché eravamo molto piccoli.

Claudio Pesci: Lo sport ha avuto sempre comunque un ruolo importante.

Pino Vinci: Sì, però fatto in una certa maniera, non competitivo, ma con un impegno massimo, perché lo sport ti serve per migliorare la tua formazione come persona. I grandi allenatori ti dicono che devi osare, provare, capire che non puoi far tutto giusto, però analizzare i tuoi errori e accettare gli errori, se no diventa un complesso. Quello che voglio dire è che in un ambiente più piccolo comunichi più facilmente, con l'esempio soprattutto.

Claudio Pesci: A te cosa viene in mente da lasciare nella nostra cassetta degli attrezzi come suggerimento per chi ci ascolta?

Pino Vinci: Tante cose. Intanto non guardare il tempo. Secondo, vedere anche un po' di riflettere e magari sulle proprie rabbie pensare un po' di più a questo aspetto.

Claudio Pesci: Loro riflettere, noi adulti ascoltarli.

Pino Vinci: Ascoltarli, perché è così. Però ci vuole tempo, tanto tempo e preparazione. Io mi rendo conto che non ho fatto degli studi specifici, però ho cercato di trarre insegnamento da formazioni, ma anche da persone che ho conosciuto. Chiaramente è importante essere preparati, perché sai cosa ti aspetta.

Claudio Pesci: Ti ringrazio Pino, è stato veramente un piacere.

Pino Vinci: Grazie a te e a chi ci ha ascoltato.

Claudio Pesci: E con la puntata di oggi, la dodicesima, si conclude ufficialmente la prima stagione del nostro podcast. Mantenere la cadenza settimanale non è stato semplice e ho bisogno di un periodo per organizzare e pianificare al meglio i prossimi contenuti.

Per questo motivo la seconda stagione arriverà nel 2026. Tornerò non appena sarò pronto per creare insieme nuove Connessioni Educanti. Nel frattempo ti auguro di cuore un sereno Natale e un futuro anno di vera pace.