Patti chiari - 2a puntata 2023

In questa puntata voglio fare un salto indietro di circa un anno e mezzo per raccontarvi l'esperienza fatta a Genova con i "patti di collaborazione". C'è un detto, che attinge alla saggezza popolare, che recita: "patti chiari, amicizia lunga". Ecco, se in questo c'è un fondo di verità, l'esperienza con il patto di collaborazione "Educazione e cura tra le generazioni per uno sviluppo di comunità" a Prè, nel centro storico genovese, ne è stato un esempio lampante.

Il patto di collaborazione è uno strumento giuridico che semplifica il rapporto tra la Pubblica Amministrazione e il cittadino per amministrare i beni comuni in modo condiviso. Questi beni possono essere materiali, come piazze, giardini o qualsiasi luogo di incontro pubblico, oppure immateriali, come quelli che privilegiano la relazione, il contatto umano e lo sviluppo di comunità. È uno strumento rivolto a tutti, sia ai giovani cittadini sia ai meno giovani: potremmo dire dagli 8 ai 99 anni, ma forse anche prima e anche dopo.

Pensate che la più giovane partecipante a un patto di collaborazione è stata una bambina di nome Zoe. Dopo settimane trascorse a condividere con la famiglia la frustrazione per i piccoli rifiuti sparsi ai bordi delle strade, Zoe, a soli sette anni, ha insistito affinché la mamma contattasse il sindaco di Bedizzole, nel Bresciano, per poter contribuire anche lei a rendere più bello il suo paese. Da quel primo contatto, Zoe, sua sorella maggiore Francesca e i loro genitori hanno dato vita a un progetto di cura del territorio che ha "contagiato di bellezza" tutto il paese. Storie come queste le potete trovare in rete sul sito di Labsus, al seguente indirizzo: www.labsus.org

Ma in questa puntata voglio farvi raccontare l'esperienza del patto di collaborazione a Prè da chi l'ha vissuta in prima persona. L'ospite di oggi, collegata con noi, è Roberta Pettinato. Laureata in Architettura e in Scienze dell'Educazione, è un'educatrice professionale socio-pedagogica che lavora nel centro storico da diversi anni con bambini e adolescenti. Grazie a questa sua doppia formazione, ha abbracciato da subito, con cuore e testa, l'esperienza dei patti di collaborazione nel centro storico genovese.

Buongiorno Roberta, grazie per la disponibilità e benvenuta.

Roberta: Grazie a te, Claudio, per avermi invitato.

Claudio: Allora, ti farò un po' di domande sull'esperienza dei patti. Inizio con la prima: Roberta, se non ricordo male, prima del patto di collaborazione formale con la Pubblica Amministrazione e le associazioni del territorio, c'è stata una fase che ha gettato le basi per tutto il lavoro successivo. Ricordo bene?

Roberta: Assolutamente sì. Prima che avessimo l'opportunità di formalizzare il nostro lavoro con i patti, sia noi del Centro Storico Ragazzi in collaborazione con il centro di aggregazione La Staffetta, lavoravamo già da sempre sul territorio. Cercavamo di coinvolgere la comunità per quanto possibile, concentrandoci magari di più su Piazza delle Marinelle e sugli spazi adiacenti alla nostra sede, per renderli disponibili al quartiere e organizzando qualche piccolo evento estivo con alcuni abitanti. Questo ci ha permesso di entrare in relazione con il territorio che ci circonda, lo stesso con cui i ragazzi hanno a che fare tutti i giorni. È stata sicuramente un'ottima base da cui siamo partiti quando ci sono stati proposti prima i patti di collaborazione e adesso il patto di sussidiarietà.

Claudio: Ecco, pensando proprio ai patti di collaborazione, in particolare a quello che è stato fatto a Prè in Piazza delle Marinelle, come racconteresti brevemente quell'esperienza?

Roberta: È stata una grande opportunità. Il nostro è stato un patto di collaborazione particolare, perché di solito questo strumento è circoscritto a un'area molto piccola, mentre nel nostro caso ci siamo sperimentati su un territorio più ampio, che prevedeva di prendersi cura di più piazze. Soprattutto, metteva insieme tante realtà diverse: inizialmente solo enti del Terzo Settore, ma poi, come è nella natura del patto, abbiamo cercato di estenderlo a tutti. L'aspetto più bello di questo tipo di patti è che sono aperti a chiunque: singoli cittadini, associazioni, commercianti e, come abbiamo scoperto strada facendo, anche ai minorenni. Questo rappresenta un'opportunità che mette il cittadino e i suoi bisogni al centro, permettendo anche a noi operatori di capire quali azioni mettere in campo perché siano realmente efficaci e utili per chi vive il quartiere quotidianamente.

Claudio: Sappiamo che il patto di collaborazione con il Comune di Genova si è concluso formalmente il 31 dicembre 2022. Guardando al futuro, pensi che questo strumento possa essere ancora utile? Lo riproporresti? E in quale forma lo immagini?

Roberta: Allora, il patto che abbiamo vissuto è stato un po' un esperimento, viste le dimensioni del territorio e il numero di persone e associazioni coinvolte. Per il futuro, immagino la creazione di patti più piccoli e puntuali, sia a livello di spazi che di obiettivi. Dalle altre esperienze che abbiamo studiato, anche grazie all'aiuto di Labsus, si vede che patti più circoscritti sono forse più gestibili per i singoli cittadini. È più facile prendersi cura realmente di uno spazio definito.
Ci portiamo comunque dietro l'esperienza dell'organizzazione "in grande", perché ci ha obbligato a collaborare, cosa che forse non avremmo fatto se i patti non fossero arrivati "dall'alto". Di solito, i patti di collaborazione nascono dal basso, ma siccome nel nostro territorio questo strumento non era conosciuto, ci è stato proposto. Adesso sta a noi, che siamo sul territorio, provare a farlo nascere dal basso, secondo le esigenze e le necessità reali.

Claudio: Parlando di esperienze, qualche mese fa un gruppo di educatori, tra cui c'eri anche tu, è andato in visita alla sede principale di Labsus e poi alla Casa di Quartiere di San Salvario a Torino. Ci vuoi raccontare qualcosa di quella giornata? Cosa ti sei portata a casa?

Roberta: La visita a Torino è stata un'esperienza molto arricchente. Per tutto il team che si sta creando, dopo aver studiato tanto su questo tema, visitare e vedere realmente come vengono gestiti, amministrati, come sono nati e si sono evoluti certi spazi, è un arricchimento fondamentale. Spero sia solo la prima di molte altre visite. Inoltre, abbiamo avuto l'opportunità di creare una relazione con il Laboratorio di Sussidiarietà e con la rete delle Case di Quartiere di Torino. Questo ci dà la possibilità di appoggiarci a loro e di crescere insieme, vista la loro grande esperienza in questo campo.

Claudio: Ultima domanda. Ti chiedo una suggestione, una previsione, ma anche una speranza: come vorresti che diventasse il sestiere di Prè? Per dirla con il nostro proverbio: i patti sono stati chiari, ma l'amicizia sarà lunga?

Roberta: Speriamo di sì, prima di tutto! Penso che le basi siano buone. Ovviamente non posso prevedere esattamente cosa sarà, perché la mia speranza è che il futuro di Prè venga deciso da chi lo vive: dagli abitanti, dai commercianti e anche da noi enti del Terzo Settore che lavoriamo lì. Spero che ciò che verrà sarà un progetto condiviso e co-progettato, per usare una parola oggi molto in voga.
Il sestiere di Prè è un luogo in cui coabitano anime molto diverse, con culture differenti. Spero che riusciremo a far sì che questa diversità diventi la vera ricchezza del quartiere e che nessuno venga lasciato indietro.

Claudio: Grazie Roberta per la tua testimonianza. Il lavoro per la costruzione di una comunità educante continua e ci saranno sicuramente altre occasioni per ragionare sull'utilità dei patti di collaborazione. Grazie ancora.

Roberta: Grazie a te, Claudio.

Claudio: Siamo alla conclusione. Vi aspetto alla prossima puntata del podcast "Pre-visioni per uno sviluppo di comunità" per raccontarvi nuove esperienze e ascoltare persone che costruiscono bellezza.

A presto!