Oggi desidero condividere con te l'esperienza della mia recente partecipazione al convegno internazionale organizzato dalla Erickson a Trento, intitolato "Lavorare con le Comunità".
Questo titolo racchiude la pedagogia che ispira il mio lavoro: non più l'approccio del "fare per", ma la prospettiva del "costruire con".
Quello che ascolterai è proprio l'intervento che ho tenuto in quella sede, dopo che l'esperienza progettuale che avevo candidato, nell’ambito delle buone prassi, era stata selezionata.
È stata un'occasione di confronto importante, una boccata di ossigeno. Spero che l'intervento che ho portato e che ora ti propongo possa essere utile o d'ispirazione per il tuo lavoro.
Quello che vorrei condividere con voi e è l’esperienza di un quartiere, anzi di un Sestiere che si trova all’interno del Centro Storico di Genova, il Sestiere di Prè.
È un Sestiere ricco di associazioni che si occupano di educazione e di cultura, di tempo libero e che hanno un forte radicamento nel territorio e un’altrettanta solida collaborazione con le Istituzioni.
Parto rapidamente e in modo sintetico dal 2019, verso la fine dell’anno, periodo in cui era in corso un forte investimento economico da parte del Comune di Genova, grazie a fondi europei, per riqualificare le piazze.
Un progetto che, utilizzando la metafora informatica proposta allora dal Comune stesso, si divideva in interventi Hardware e interventi Software.
Facendo riferimento a via Prè, l'Hardware era inteso come intervento di riqualificazione e rilancio di alcune piazze attraverso azioni mirate.
L'intervento Software consisteva nelle azioni dirette sociali, educative e culturali per la fruizione di quei luoghi da parte di di diverse realtà del territorio e degli abitanti.
Questo tipo di intervento è stato facilitato attraverso una formazione offerta dal Comune di Genova per far conoscere lo strumento dei Patti di Collaborazione con il coinvolgimento di LABSUS. Questo ha permesso non solo di acquisire strumenti per generare uno sviluppo di comunità reale, che coinvolgesse tutti — dalle associazioni, ai commercianti, agli abitanti — ma anche di generare un ascolto che viene dal basso, da chi "mette le mani in pasta". Hanno così avuto inizio una serie di attività e di incontri: si è cominciato a seminare o, se preferite, a unire i puntini per generare un’idea o un sogno comune.
Quindi nel 2021 viene stipulato insieme al Comune di Genova un primo patto di collaborazione chiamato “Educazione e Cura tra le Generazioni per uno Sviluppo di Comunità” al quale aderisocno aziende, cooperative sociali, associazioni e singoli abitanti.
Nessuno avrebbe pensato che la metafora informatico/digitale sarebbe tornata con forza e drammaticità durante la pandemia. Tutto il lavoro fatto in presenza nelle piazze, nei pomeriggi tardi per permettere la partecipazione di tutti, a volte andando oltre le 23:00, si è interrotto con il lockdown e tutto si è bloccato.
Una situazione surreale per la quale nessuno era preparato e che mai ci saremmo immaginati. Senza entrare troppo nel merito (non c’è il tempo), è importante però ricordare che la Pandemia non è stata uguale per tutti e ci sono stati grandi dimenticati, come ad esempio i bambini. Oppure nuclei familiari che vivevano in pochi metri quadrati o ai primi piani “dove il sole del buon Dio non da i suoi raggi” come recita una celebre canzone di De Andrè.
Si dice che si sia imparato più sul digitale nel periodo della pandemia che nei vent’anni che l’hanno preceduta. Forse è vero, ma è un fatto che in quel momento sia stato l’unico strumento che ha permesso di mantenere i contatti, di fare il possibile affinché tutti avessero la possibilità di un collegamento per diversi usi: per la scuola, con gli amici, con i centri educativi e questo non era scontato.
Ed è in questo periodo che abbiamo conosciuto e approfondito un modello pedagogico che in qualche modo allargava gli orizzonti rispetto il digitale e permetteva di mettere a fuoco la questione in modo diverso: il modello delle Tecnologie di Comunità di Pier Cesare Rivoltella.
Questo accostamento può sembrare un ossimoro, ma non lo è. L’obiettivo era e rimane quello di fare progetti che sviluppino comunità e di realizzare una comunità educante. Questo, considerando che viviamo tutti in una condizione "ONLIFE", termine che è il risultato di una fusione creativa coniata da Luciano Floridi, che esprime la continuità tra vita digitale e reale. Quindi, il digitale, l’educazione e la socializzazione applicati in una visione digitale sono intesi come educazione alla cittadinanza e all’utilizzo di strumenti che favoriscano lo sviluppo di Comunità. Non in modo esclusivo certo, ma tutti noi siamo ormai immersi in una infosfera che ridefinisce il nostro ambiente e la nostra identità e con la quale dobbiamo fare i conti.
In questo contesto, che vi ho descritto, per arricchire il già articolato panorama nel 2023, su stimolo del Comune di Genova, si propone un altro strumento: il Patto di Sussidiarietà, un progetto di Comunità che abbraccia tutti e tre i Sestieri del centro storico ed è in particolare legato a un’esperienza virtuosa in corso che è quella dei Giardini Luzzati a Genova.
I Sestieri sono tre in un unico centro storico molto vasto; questo che vedete nella slide è il Sestiere di Prè visto dall’alto.
Ho evidenziato in rosso le due vie che grosso modo lo attraversano: Via del Campo e Via Prè.
In questa porzione di territorio c’è una forte presenza associativa, abitanti proattivi, una forte presenza di persone straniere stabili e migranti, una zona di interesse turistico e storico-culturale, ma anche una consistente presenza, in alcuni punti, di attività illecite, in particolare lo spaccio e l’uso di sostanze, specialmente del Crack.
Riguardo gli abitanti, penso che nonostante le difficoltà che ci sono in alcune zone, ci sia da una parte una resilienza non comune e dall’altra una volontà a organizzarsi e a valorizzare gli interventi delle associazioni e delle cooperative del Sestiere. Certo, la complessità non manca, ma non è da sottovalutare il fatto che ci sono all’interno del Sestiere almeno quattro associazioni rappresentative di abitanti, così come non va sottovalutato il fatto di chi non è rappresentato o ha un approccio culturale differente al problema e che comunque ha diritto ad avere voce.
La scommessa metodologica sta nello specializzare una figura che noi intendiamo in senso professionale: il Tutor di Comunità, il cui riferimento metodologico è proprio il modello delle Tecnologie di Comunità.
In questo quadro, è importante la figura del Tutor di Comunità, in quanto deve abbracciare e avere tre competenze : quella dell’animazione sociale, quella del digitale e della media education e nell’ambito socio-educativo.
Per questo sono stati organizzati per i Tutor di Comunità momenti di formazione specifici, anche con l’aiuto di Marco Rondonotti, e un coordinamento quindicinale di raccordo tra i vari tutor operanti negli Hub di Quartiere al fine di rendere coerente il progetto di comunità.
Il pensiero collettivo, a seguito di incontri e assemblee di Sestiere con le associazioni, gli abitanti e le Istituzioni, è stato quello di creare un fil rouge comune e di istituire degli hub di quartiere in punti strategici, che sono collocati visivamente dove vedete collocate nella slide le bandierine e agiscono secondo il modello di intervento delle Case di Quartiere, ma con la presenza metodologica, in ciascun Hub, della figura del Tutor di Comunità, sostenuta dal Progetto di Comunità insieme al Comune di Genova.
Gli Hub di quartiere sono spazi condivisi, interni o esterni, non a uso esclusivo, per generare comunità, fare rete, permettere la socializzazione, l’espressione di eventi culturali e laboratori e per creare solidarietà; riassumerei, per creare una comunità educante e per rendere più vivibile il quartiere e il centro storico di Genova. Ogni bandierina rappresentata nella slide rappresenta un Hub di quartiere operante e la casetta arancione a metà tra Via Prè e Via del Campo è uno spazio vuoto importante di cui tra poco vi parlerò.
Ma i Caruggi Genovesi hanno una lunga storia e sono stati pensati anche come forma di difesa, essendo affacciati sul mare: sono stretti per gettare ai possibili invasori di allora sassi e olio bollente, ma c’è anche un motivo di conformazione fisica del territorio: Genova si arrampica sulle colline e gli spazi sono compressi e si fa di necessità virtù.
Quindi si progetta con lo spazio possibile, si sogna…
Ciascuno Cresce solo se Sognato…
Conoscete questa frase, che è la parte finale della poesia di Danilo Dolci, frase molto utilizzata in diversi contesti. Ma la domanda è se “Si può sognare un quartiere, o meglio una Casa di Quartiere, per farla crescere?”
E questo sogno è nato nel 2019 e a piccoli passi si sta cercando di realizzarlo.
Le foto che vedete riguardano l’ex scuola parificata San Giuseppe, chiusa da molto tempo, gestita e di proprietà dalle Suore Filippine. Si trova in Via Prè dove a fianco di questo edificio il Comune di Genova ha investito per recuperare due palazzine distrutte.
Abbiamo presentato nel 2021/22 un primo progetto alla Fondazione Compagnia di San Paolo per il fondo “Beneficèntiamo”, un primo passo positivo, ma non basta.
Ci vogliono molte risorse che non vanno tolte a servizi essenziali, ma che vanno trovate sognando ad occhi aperti e con i piedi per terra.
L’idea, il sogno sono condivisi, lo attestano anche le diverse lettere di sostegno ricevute quando abbiamo partecipato al bando: dal Comune di Genova, dall’Università, dalla Caritas a tantissime associazioni fino ai singoli abitanti, ma è un progetto ambizioso a lungo termine.
L’ex scuola di San Giuseppe si trova in un punto critico vicinissima all’Università e proprio quest’ultima, insieme alla Cooperativa Il Melograno e Fondazione Auxilium, ha deciso di sostenere questo percorso verso una Casa di Quartiere, coinvolgendo la Scuola Umanistica anche in virtù di una convenzione in essere da diversi anni.
L’intento è quello di coinvolgere professori e studenti di diverse discipline — Architettura, Psicologia, Sociologia, Scienze dell’Educazione e altre — per progettare una possibile Casa di Quartiere proprio in quel luogo.
Si vorrebbe organizzare una tavola rotonda, un pomeriggio di restituzione proprio sul tema che non sia un punto di arrivo, ma un nuovo e rinnovato punto di partenza. Un progetto che coinvolga il maggior numero di attori in campo, non trascurando le associazioni di abitanti e i residenti del centro storico e il Comune di Genova, e diventi qualcosa di concreto senza preclusioni.
Perchè questo succeda è necessaria un ampia condivisione degli obiettivi e, la speranza, che questo momento con voi rappresenti un tassello, un passo in avanti, per far crescere la rete e le competenze affinché la Casa di Quartiere diventi realtà!