Da scuola a casa di quartiere - 4 puntata 2023

Claudio: Oggi vi racconto quello che per molti è una visione, un sogno: realizzare una casa di quartiere in via Prè, in un edificio che non è un luogo qualunque, ma che ha ospitato per molti anni, fino al 2007, una scuola, la Scuola Elementare Parificata San Giuseppe, gestita dalla Congregazione delle Figlie di Nostra Signora della Misericordia, ma chiamate dal popolo – e questo ci tengono a sottolinearlo – le Suore Filippine.

Le Suore Filippine hanno un forte legame con Genova e in particolare con il centro storico. Padre Antonio Maria Salata, nato a Bolzaneto, fondò la Congregazione nel 1705, ispirandosi alla spiritualità di San Filippo Neri. Dal punto di vista pedagogico, seppur nelle dovute differenze, il filo conduttore che unisce Antonio Maria Salata, Filippo Neri e anche Giovanni Bosco è quello di educare con fiducia e gioia, nel pieno rispetto della persona, attraverso la formazione e l’arte, per costruire una bellezza profonda e duratura, per un futuro migliore per tutte e per tutti.

Ecco, credo che questi siano i presupposti che ci fanno sognare una casa di quartiere a Prè come qualcosa di possibile, che offra in modo inclusivo occasioni di incontro per sviluppare comunità nel senso più ampio possibile. E per farvi comprendere il forte radicamente che la Congregazione ha nel territorio, oggi abbiamo con noi ospite suor Nicolina Rossi, che opera per costruire bellezza con le Suore Filippine dal 1962 nel Centro Storico di Genova. Suor Nicolina è stata maestra per 36 anni nella Scuola San Filippo Neri e consigliera della Congregazione delle Suore Filippine dal 1971 ad oggi.

Buongiorno, suor Nicolina, e benvenuta.

Suor Nicolina: Buongiorno anche a te, e grazie Claudio per questa opportunità che mi stai dando.

Claudio: Grazie a te, suor Nicolina. Allora, facciamo un po’ di domande sulla Scuola San Giuseppe di Prè. Raccontaci la sua storia, perché c’è molto da dire. La Scuola Elementare San Giuseppe, quando è nata a Prè?

Suor Nicolina: Allora, secondo le ricerche storiche che ho avuto modo di fare nel riscrivere i cenni storici della Congregazione, la Scuola San Giuseppe di Via Prè, che era sita in vico delle Marinelle, sorge proprio agli inizi della Fondazione. Quindi siamo nel 1705-1706, poiché la Scuola San Filippo Neri al Carmine e la Scuola San Giuseppe di Via Prè nascono più o meno contemporaneamente. Siamo agli inizi del 1705.

Claudio: È un inizio importante, direi, come periodo storico. Senti, ricordo che negli anni '80 si organizzavano nei caruggi partite di calcio "quattro contro quattro" tra i vari centri educativi che c'erano allora, e quando arrivavano i bambini della scuola sembrava arrivasse una fila che non aveva mai fine. Ma quante classi e quanti bambini c’erano in quegli anni?

Suor Nicolina: Allora, io ho potuto supplire per un periodo Suor Natalina, una suora che ha operato e ha fatto tantissimo nel centro storico. Mi piace ricordare il parroco di allora che, rivolgendosi a Suor Natalina, diceva sempre: «"Nì", lei e io andremo via da Prè solo nella cassa da morto». Io l'ho supplita in classe in un periodo in cui lei aveva subito un intervento. Ho delle immagini che mi rimangono impresse come un filmato di Suor Maria, l'altra consorella che ha fatto tantissimo per via Prè e per i bambini della San Giuseppe: era capofila e aveva dietro di sé uno sciame di bambini che le gironzolavano intorno e che probabilmente si ritrovavano in qualche piazzetta dove magari c’era una festa o qualche torneo. Era veramente un grosso punto di riferimento ed era inoltre molto creativa, perché oltre all'azione scolastica, educativa e all’aiuto in parrocchia, aveva organizzato il centro socio-educativo "La Staffetta" e aveva creato anche il gruppo sportivo "San Giuseppe", che sono andati avanti di pari passo per un bel po' di tempo. Poi, il centro "La Staffetta" è stato ceduto al Movimento Ragazzi, che tramite l'Ausilium se ne è fatto carico e dove vive tuttora.

Claudio: Come ho detto all'inizio della prima puntata del podcast, i puntini si uniscono. Attualmente la cooperativa "Il Melograno" ha preso il testimone di queste importanti storie ed esperienze del centro di aggregazione "La Staffetta", e sente la responsabilità di portare avanti il lavoro educativo a Prè. Ma senti, suor Nicolina, ci racconti com'era via Prè negli anni dell'apertura della scuola? Hai qualche ricordo particolare?

Suor Nicolina: Ripeto, all'apertura della scuola io non ero ancora nata, ma ci sono arrivati gli echi da persone anziane che abbiamo incontrato nel tempo. Appena sentivano nominare le Filippine, aguzzavano le orecchie per dire: “Eh, ma io sono andata a scuola dalle Filippine!” e ricordavano magari la tale suora o la talaltra. Sono questi gli echi che mi sono arrivati, che conservo genuinamente nel cuore e che cerco di trasmettere alle mie consorelle più giovani, come una storia che si inscrive proprio nella comunità genovese del centro storico. Poi noi Filippine non siamo mai state persone di grande pubblicità, tutto è sempre vissuto di passaparola. Per cui, anche se le famiglie andavano via dalla zona, riportavano i loro figli nella scuola dove loro avevano frequentato, o magari dove aveva frequentato un loro parente. Si andava avanti ancora per questo passaparola, e questo dimostra come chi ha vissuto e ha potuto godere della nostra attività educativa ne sia rimasto contento e ne abbia tratto frutto per la propria vita.

Claudio: Quando ha chiuso la scuola?

Suor Nicolina: Allora, la scuola San Giuseppe, per motivi vari, ha dovuto chiudere quasi per forza con l’anno scolastico 2006-2007, quindi con il giugno del 2007. Lo Stato aveva tagliato i contributi, poiché aveva alzato il numero minimo di alunni per classe a 19, altrimenti quella classe veniva esclusa dal contributo. Lì a Prè non si arrivava neanche a una cinquantina di bambini in tutto. E poi non c'era più nessuna suora che potesse insegnare, perché avevano superato l'età consentita, per cui l'istituto aveva dovuto servirsi di insegnanti laiche assunte a contratto. Diciamo che questo ha appesantito ancora di più la situazione economica e la gestione della scuola e, con il taglio ulteriore dei contributi, la situazione è diventata insostenibile.

Claudio: Senti, come sei chiaramente ben al corrente, tutti stiamo sognando una casa di quartiere a Prè. Da scuola a "Casa di Quartiere San Giuseppe": come valuti questo progetto? Pensi che possa essere un tassello importante per costruire una comunità educante?

Suor Nicolina: Ma guarda, sinceramente, mi sembra un sogno talmente grande! Certo che sarebbe un ottimo tassello per sviluppare sempre più e sempre meglio una comunità educante. Ricordo bene una frase che ho letto una volta e che recitava così: "Per educare un bambino, occorre un intero villaggio". Ora, per educare veramente una nuova generazione, se vogliamo immaginare una comunità educante nel sestiere di Prè, occorre un cuore, un'anima pulsante, che possiamo immaginare proprio nella casa di quartiere. E che da qua si possa arrivare a tante realtà, a tutte le altre che operano nel quartiere, comprese le famiglie, i commercianti, chi crede ancora in questa parte di città e non la vuole assolutamente vedere morire. E soprattutto, perché si possa creare una comunità ben integrata. E perché possa sorgere una comunità ben integrata, occorre appunto che ci sia una comunità che educa, che non può essere composta solamente da singole persone. Occorre lavorare insieme, lavorare in rete, perché la verità non ce l'ha mai in tasca una persona sola, ma si costruisce mettendo insieme i contributi di molti.

Claudio: Certo. Per concludere, ti chiedo, Suor Nicolina, una frase, una parola che arrivi a chi ci ascolta, al fine di attivare energie positive per sostenere il percorso progettuale che abbiamo intrapreso. E diciamolo forte e chiaro: quello di realizzare la casa di quartiere in via Prè negli ex locali della scuola elementare. Ci dici una parola, un pensiero, quello che ti viene in mente?

Suor Nicolina: A questa domanda mi viene da fare un appello a tutte quelle persone di buona volontà, sia delle istituzioni che non. Qualcuno sogna e qualcuno realizza; e perché qualcuno possa sognare e qualcun altro realizzare, occorre anche chi metta a disposizione quello che nel sogno non c'è. Come all'inizio del 1705, quando Padre Salata ha cominciato a sognare e qualcuno ha risposto a questo appello. Dobbiamo ricordare Gian Battista Raggio, il quale rispose all'appello di Padre Salata proprio con il suo "Omnia ad Deum" ("Ho dato tutto per quest'opera"), e quindi ha permesso a Padre Salata di portare a compimento quello che stava sognando per tutto il centro storico genovese: non solamente via Prè, ma i Servi, Sant'Agostino, Borgo Lanaiuoli, San Matteo e il Carmine, fino a Bolzaneto. Quindi, ancora oggi, perché non potrebbe ripetersi la stessa cosa? Chi può, può dare anche tutto perché questo sogno diventi realtà, e ne saremo tutti ben felici.

Claudio: Grazie, Suor Nicolina, per le belle parole che hai detto e per tutto quello che come Suore Filippine state facendo nel nostro centro storico. Grazie veramente.

Suor Nicolina: Grazie a te, Claudio.

Claudio: Quindi, in conclusione: tra chi sogna, chi fa previsioni e chi realizza, ciascuno per la sua parte dia una mano a concretizzare la Casa di Quartiere San Giuseppe in via Prè 18. Qualcosa si muove, ma non è sufficiente. È necessario che altri puntini si uniscano. Ma di questo e di altro vi parlerò nelle prossime puntate di "Pre-visioni per uno sviluppo di comunità". A presto!