Oggi voglio parlarti di un documento fondamentale: il Rapporto Povertà 2025 di Caritas Italiana, intitolato “Fuori Campo. Lo sguardo della prossimità”.
Questo Rapporto è molto più di una semplice raccolta di dati; è una lente per guardare le ferite meno visibili del Paese e, soprattutto, è un appello a te e a me, come membri della comunità, a smettere di ignorare una povertà che è diventata strutturale.
Il messaggio che emerge è chiaro: la povertà non è un’emergenza occasionale da delegare ad altri, ma una crisi sistemica che richiede la tua e la mia responsabilità attiva. Dobbiamo imparare a considerare i nostri quartieri e le nostre reti come vere e proprie antenne sociali pro-attive.
Voglio partire dai numeri che fornisce il rapporto, che sono un grido.
I dati del 2024 confermano una povertà assoluta a livelli record: oltre 5,7 milioni di persone in Italia vivono in condizione di indigenza. In un solo decennio, il numero di persone in povertà assoluta è cresciuto di oltre il 40%. Questo dimostra che la povertà è ormai una componente strutturale del tessuto socio-economico.
Ma la cosa da sottolineare è che la povertà non è solo la linea rossa del reddito. La rete Caritas, che ha accolto più di 270.000 famiglie nel 2024, ci dice che è un "intreccio di vulnerabilità". Più di una persona su due presenta almeno due forme di disagio – economico, abitativo, relazionale, sanitario.
Questo è il primo spunto pedagogico: smettere di semplificare. La povertà è un fenomeno interconnesso, una deprivazione cumulata che ti limita nella libertà sostanziale di "essere e fare" ciò che è importante per la tua vita. Affrontarla richiede risposte integrate — sociali, pedagogiche, educative.
Il cuore del Rapporto è l'invito ad ampliare lo sguardo verso ciò che resta "fuori campo" che non percepiamo o non vogliamo percepire. Sono le vulnerabilità che tendiamo a ignorare, fingendo al massimo che siano problemi individuali e non ferite sociali. Faccio degli esempi:
Il gioco d’Azzardo e l’industria di massa che lo sostiene.
L'azzardo è un fenomeno regressivo. Le regioni con i redditi medi più bassi hanno le perdite pro-capite sul reddito più alte. L'azzardo è un prelievo occulto che grava di più proprio su chi ha meno. Inoltre, assorbe il "tempo sociale di vita": nel 2024 si sono spesi 835 milioni di ore in azzardo. Questo tempo sottratto ai legami, allo studio e al lavoro distrugge il capitale sociale e familiare.
Altro esempio: La Violenza Sulle Donne.
La violenza non è causata dalla povertà, ma ne è un forte fattore di impoverimento economico e culturale, sociale, educativo. Devi sapere che il 76% delle donne che si rivolgono ai Centri Antiviolenza non ha autonomia economica.
La dipendenza finanziaria, spesso conseguenza di violenza economica, rende drammaticamente più difficile uscire dalla relazione violenta.
Infine La Povertà Energetica.
Riguarda più di 2 milioni di famiglie ed è la punta di un iceberg.
La crisi climatica è un moltiplicatore di disuguaglianze. Le famiglie più povere impegnano l'8,7% della loro spesa per l'energia contro il 3,3% delle più ricche. Ignorare la connessione tra ambiente e giustizia sociale significa condannare i più fragili a pagare i costi della transizione.
Caritas fa appello ad una missione pedagogica: non solo assistere, ma formare sguardi nuovi. La domanda non è "Cosa non funziona?", ma "Cosa devo e posso fare io?".
La risposta è nella "fedeltà allo sguardo della prossimità": restare accanto, in ascolto, anche quando tutto sembra immobile. La prossimità ti chiama a decentrarti e a non restare nei confini dell'abitudine, anche a costo di perdere l'equilibrio.
Questa fedeltà deve tradursi in una prospettiva capacitante. Non si tratta solo di dare sussidi, ma di ricostruire la capacità delle persone di "essere e fare", di affrontare il futuro da protagonisti.
Ciò richiede un approccio metodologico:
- Il primo è quello Integrato e Interdisciplinare: bisogna unire la dimensione sociale, sanitaria, educativa, lavorativa e abitativa.
- Il secondo è Basato sul Capitale Sociale: Riconoscere e valorizzare le reti associative e relazionali.
Perché ciò avvenga, dobbiamo trasformare i luoghi in cui viviamo in antenne sociali che sappiano leggere la realtà e dare risposte complesse, lavorando sulle cause strutturali.
Le esperienze sul territorio, chiamate “Antenne” dimostrano come i luoghi di prossimità diventino centri proattivi e propositivi, unendo ambiente, inclusione e lavoro.
Ecco alcune esperienze riportate nel rapporto Caritas:
- Antenne di Capacitazione e Contrasto all'Esclusione Digitale: Il Punto Digitale Facile (Pdf) di Caritas Firenze non è un semplice sportello tecnico, ma un'infrastruttura di cittadinanza che aiuta le persone ad accedere a SPID, servizi sanitari e burocrazia. In soli quattro mesi, ha accolto 124 cittadini, abbattendo le disuguaglianze di riconoscimento e permettendo a tutti di esercitare i propri diritti.
- Antenne di Inclusione e Lavoro Circolare: La "City Farm, Laboratorio di Ecologia Integrale" di Caritas Perugia è un vero ecosistema socio-educativo. Non solo offre percorsi didattici sull'ambiente per minori e anziani, ma ha fornito un contratto di lavoro a una persona detenuta, dimostrando che la cura dell’ambiente e la cura delle persone sono interdipendenti. Lo stesso fa la Fattoria Vetuscolana a Frosinone.
- Antenne di Giustizia Energetica: Progetti come SOLIDARIETÀ a Milano creano Comunità Energetiche Rinnovabili Solidali. Non solo si produce energia pulita, ma i benefici economici derivanti dagli incentivi vengono usati per aiutare le famiglie povere del quartiere a pagare le bollette. Questa è la pratica del Welfare Energetico Climatico: trasformare la transizione ecologica in una leva per ridurre le disuguaglianze.
Queste realtà nascono dalla cooperazione tra cittadinanza attiva, economia sociale e attori pubblici. Sono la prova che, quando ci organizziamo, i nostri quartieri possono diventare luoghi di relazione, capaci di leggere i nuovi bisogni e offrire opportunità di riscatto durature.
Il Rapporto Povertà 2025 non è un documento da archiviare, ma uno specchio che riflette la nostra democrazia. Il suo invito è chiaro: non basta più la compassione sterile, l’assistenzialismo. Dobbiamo accettare la complessità della povertà, smettere di relegarla al “fuori campo” e attivarci.
Il vero cambiamento non si misura solo con gli indicatori economici, ma con la nostra capacità di ridare fiducia e generare relazioni. La nostra responsabilità è morale e democratica: garantire a tutti una vita dignitosa.
Il futuro della nostra comunità dipende dalla nostra capacità di non lasciar indietro nessuno, perché la povertà educativa e sociale limita e mette a rischio la democrazia.