La strada educante - 3a puntata 2023

È attivo da quasi due anni un progetto di educativa partecipata nel Sestiere di Prè a seguito di un bando di gara proposto dal Comune di Genova all'interno del Piano Caruggi, un piano integrato di interventi con il quale l'amministrazione comunale punta al recupero del centro storico al fine di migliorare la qualità di vita di chi ci vive e lavora. Gli obiettivi prevedono negli anni uno stanziamento di 137 milioni di euro complessivi, la maggior parte per interventi strutturali di edifici, piazze e luoghi culturali e nella parte restante per interventi sociali ed educativi per rispondere ai bisogni del territorio e delle famiglie che ci vivono.

In questo contesto è nato sia il Patto di Sussidiarietà del Molo, sia il progetto di Educativa di Strada Partecipata, con lo scopo di realizzare una comunità educante attraverso interventi di prevenzione nei Sestieri di Prè e del Molo, sviluppando un lavoro di rete e di animazione delle risorse territoriali che consentano a minori, giovani e famiglie di aumentare il senso di appartenenza e partecipazione comunitaria al fine di superare lo stato di isolamento e di solitudine. Per approfondire questo interessante progetto ascolteremo uno degli attori protagonisti di questa esperienza.

Oggi abbiamo con noi Emanuele Barisone, laureato in Conservazione dei beni culturali e in Scienze dell'Educazione. È educatore socio-pedagogico, ha lavorato in progetti riguardanti le persone senza dimora e attualmente si impegna con passione in diversi progetti di comunità nel Sestiere di Prè. Nello specifico, oggi ci racconterà il progetto dell'Educativa di Strada Partecipata.

Claudio: Buongiorno Emanuele e benvenuto.

Emanuele: Buongiorno a voi, buongiorno a te Claudio e grazie per questa opportunità di raccontare un po' questo progetto che ormai seguo da due anni. Quindi, cominciamo.

Claudio: Grazie a te, Emanuele, per la disponibilità a partecipare al podcast "Previsioni per uno sviluppo di comunità" e a farci conoscere l'esperienza dell'Educativa di Strada Partecipata. Però, prima di tutto ti chiedo una cosa: l'Educativa Partecipata in centro storico, come nasce? Puoi spiegarlo ai nostri ascoltatori?

Emanuele: L'Educativa di Strada nasce all'inizio del progetto, nel maggio-aprile 2021, e nasce proprio da alcune osservazioni fatte da colleghi educatori sul territorio dove praticamente hanno potuto osservare come c'era la necessità di agganciare, di riuscire a coinvolgere ragazzi adolescenti, quindi la fascia dalla prima liceo (diciamo, terza media anche in alcuni casi) fino a una fascia che chiamiamo di giovani adulti, in attività socio-educative, culturali, ludico-creative. Questo proprio per evitare che ci fosse sia una presenza in strada senza particolari fini, sia dispersione scolastica o, comunque, anche contrasto alla microcriminalità, in un qualche modo, per evitare certe devianze alle quali potevano andare incontro i ragazzi della fascia di cui ci occupiamo.

Claudio: Lo hai già un po' anticipato però, se dovessi specificare meglio, a chi si rivolge nello specifico e soprattutto qual è il contesto in cui opera l'Educativa Partecipata?

Emanuele: Allora, come accennavo prima, la fascia è quella degli adolescenti e dei giovani adulti, quindi possiamo individuare anche fino ai 18-20 anni circa, partendo appunto dalla terza media in avanti, diciamo, quindi dalla terza media la fascia degli adolescenti e poi quella dei giovani adulti. Il contesto, invece, è quello del centro storico genovese, un centro storico particolare e sicuramente affascinante ma con sicuramente una complessità sociale dovuta a una serie di fattori: le forti migrazioni che nel tempo hanno caratterizzato il centro storico genovese e quindi insediamenti multiculturali e quindi comunità diverse che vanno a interagire, a lavorare insieme ma che a volte fanno un po' fatica a trovare punti d'incontro. Quindi, sicuramente un territorio variegato con tanti lati positivi, anche dei lati negativi, ma per i quali comunque si prova sempre, appunto, attraverso questi progetti a lavorare in modo da portare benefici.

Claudio: Grazie, Emanuele. So che lavori con una rete di riferimento. Ti chiedo, appunto, se puoi spiegare chi è la rete di riferimento con cui porti avanti questo tipo di lavoro.

Emanuele: Allora, la rete è una rete di cooperative, enti del terzo settore, diciamo, con la cooperativa La Comunità capofila, la cooperativa Il Melograno, di cui io faccio parte (sono uno degli educatori), la cooperativa Gorà e la comunità di San Benedetto al Porto. La nostra è un'équipe con competenze diverse ma simili, tutte associate all'essere tutti educatori professionali ma provenienti da diversi mondi: da chi dalla lotta al contrasto alle dipendenze, chi con i minori non accompagnati, stranieri richiedenti asilo, o come me, per esempio, come accennava Claudio, con le persone senza dimora prima e ora con il lavoro di comunità sul territorio.

Claudio: Bene. Come sai, uno degli obiettivi di questo podcast è anche quello di far conoscere le tecnologie di comunità. Proprio per questo pensi che le tecnologie digitali possano dare un contributo al progetto che stai portando avanti?

Emanuele: Assolutamente sì. Le tecnologie digitali unite alle tecnologie analogiche possono essere sicuramente uno strumento utile per realizzare e per riuscire a progettare nuove vie per questa educativa partecipata. Questo perché i ragazzi, comunque, usano molto le tecnologie digitali ma a volte senza conoscere i veri aspetti e anche le vere potenzialità della tecnologia digitale e da questo trarne dei benefici. Quindi, il nostro lavoro contempla sicuramente l'uso di tecnologie digitali.

Claudio: Pensi, quindi, che il lavoro educativo e pedagogico possa essere utile, possa essere efficace?

Emanuele: Assolutamente sì. Abbiamo già sperimentato come l'uso di programmi, anche di animazione digitale, di registrazione di tracce audio, montaggio video, possa essere tutto utilizzabile e a vantaggio di un lavoro educativo. Mi viene in mente, l'abbiamo usato anche per lo storytelling: è stato utile raccontare, partendo da un laboratorio sulle emozioni, per esempio, andare a confluire poi in un prodotto finale che utilizzava diversi software (dall'elaborazione di immagini, tracce audio e montaggio video) che portava poi a uno storytelling.

Claudio: In questo senso, bolle qualche idea in pentola? Ci puoi anticipare qualcosa?

Emanuele: Ci sono molte idee, tra cui adesso con i ragazzi si vorrà realizzare sia una mappatura sensoriale del Sestiere di Prè, quindi utilizzando sia una mappatura sugli odori, sui profumi, su quello che possiamo percepire attraverso l'olfatto, una mappatura che poi andrà a completarsi a vicenda con invece i rumori, i suoni, che caratterizzano le vie di questo sestiere del centro storico, utilizzando quindi, comunque, tutte le tecnologie digitali, i software che sono a nostra disposizione. Ci saranno anche, si proverà a partire anche noi con un laboratorio di podcast sul centro storico organizzato e progettato dai ragazzi.

Claudio: Un'ultima domanda, Emanuele: il titolo di questo podcast è "La strada educante". Che suggestione ti muove questa frase?

Emanuele: Allora, lavorando in questo progetto dal 2021, da quando ho iniziato, mi viene in mente come la strada, e grazie anche al lavoro che stiamo portando avanti come educativa partecipata, possa essere veramente luogo di comunità, un luogo di dove creare legami e quindi un luogo dove poter tessere quei legami, quelle reti, per costruire una vera comunità educante. E lo vediamo tutti i giorni, piano piano, in questi quasi ormai due anni di lavoro, si vede proprio come i ragazzi, noi educatori ormai siamo riconosciuti nel territorio, come la strada, veramente, lo stare in strada con i ragazzi, ma anche nei nostri giri in cui incontriamo gli abitanti, i commercianti, per le vie del Sestiere di Prè in particolare, ormai ci conoscano e questo abbia portato solo che benefici ai nostri progetti, alle nostre attività con i ragazzi, ai ragazzi stessi e a noi.

Claudio: Ti ringrazio, Emanuele, per quello che ci hai raccontato, per il lavoro interessante che tu, insieme alla tua rete di riferimento e la pubblica amministrazione, state facendo nel Sestiere di Prè e in tutto il centro storico, che avremo occasione di approfondire nelle prossime puntate del podcast.

Emanuele: Grazie a te, Claudio, e grazie a tutti voi.

Claudio: In conclusione, volevo anticiparvi che nella prossima puntata del podcast ci sarà una testimonianza di chi ha vissuto in prima persona l'esperienza della Scuola Parificata Elementare San Giuseppe in Via Prè, e di qual è la sua visione, o per meglio dire "previsione", maturata grazie all'esperienza che, negli anni, come punto di riferimento per molte generazioni, è stata molto importante.