Claudio Pesci: Buongiorno, buon pomeriggio o buonasera a chi mi ascolta. Sono Claudio Pesci, pedagogista. Mi occupo di progetti di comunità per sperimentare, attraverso il digitale, nuove forme di comunicazione e di cittadinanza attiva e per fare la mia parte nel lavoro educativo e sociale.

Per costruire una comunità educante, è importante ascoltare chi abita quotidianamente nel quartiere, dove ha costruito un legame per storia familiare oppure perché ha deciso di viverci o di lavorarci. Dopo aver sentito nella puntata precedente Carlo Traverso, che con la sua bottega storica è presente da moltissimi anni in Via Pré, in questa puntata, grazie al suo suggerimento, intervistiamo un'abitante che vive nel sestiere da molti anni ed è stata un'alunna della Scuola San Giuseppe delle Suore Filippine. Per questo è una testimone importante.

Oggi abbiamo ospite Angela Cevasco, che ha compiuto da poco 70 anni. Le facciamo tantissimi auguri e le diamo il benvenuto. Abita in Via Pré da molto tempo. Buongiorno Angela, benvenuta e grazie per la disponibilità.

Claudio Pesci: Senta Angela, da quanti anni abita in Via Pré?

Angela Cevasco: Dal 1959.

Claudio Pesci: Ma ha sempre vissuto in Via Pré?

Angela Cevasco: Sì, prima abitavo in fondo alla via, al numero 10. Era proprio all'inizio. Poi, dal 1977, sono venuta ad abitare qui, dove vivo tuttora. Queste sono case che prima erano gestite dal Demanio e adesso invece da Palazzo Reale.

Claudio Pesci: In tutto questo tempo, se dovesse raccontarmi qualche ricordo di Via Pré, quali le vengono in mente, soprattutto pensando a com'era agli inizi, tanti anni fa?

Angela Cevasco: Agli inizi forse si stava meglio. Erano tutti italiani, c'erano anche i napoletani, ma erano persone che ti rispettavano, con cui potevi dialogare, a cui potevi dire la tua. Se c'era qualcosa che non andava, potevi permetterti di dirlo. Con le persone che ci sono adesso non si può dire niente, perché hanno una maleducazione e un'arroganza che fa paura.

Claudio Pesci: Quindi vive una situazione anche di insicurezza rispetto al quartiere?

Angela Cevasco: Guardi, io no. Io non vivo insicurezza, perché prima di tutto sono una persona che si fa gli affari suoi, e questa è la base principale. Seconda cosa, non ho paura. D'altronde, ci sono vissuta in questo ambiente. Questa è casa mia, il mio posto dove sono praticamente cresciuta. Non ho difficoltà a uscire, non ho difficoltà ad andare in giro. Non mi è mai successo niente, non posso dire di essere stata aggredita. Questo è un posto dove uno si deve fare un po' gli affari propri. I vicini? Sì, ho qualche amica qui, ma non più di tanto.

Claudio Pesci: Ho capito. Mi dà l'occasione per raccontarle qual è il progetto che vorremmo realizzare nei locali dell'ex scuola San Giuseppe, la scuola elementare parificata.

Angela Cevasco: Hanno fatto male a chiudere quella scuoletta, perché, non per me, ma per i bambini. C'erano le suore, i bambini stavano lì fino alle sei del pomeriggio, perché oltre alla scuola, c'era anche il doposcuola. Le suore erano un punto di riferimento importante per i bambini.

Claudio Pesci: Anche le suore sono diventate anziane, tante sono morte. Tra l'altro, il centro di aggregazione "La Staffetta", che continua a esistere e a operare per i bambini e le famiglie, è nato proprio all'interno della scuola San Giuseppe.

Angela Cevasco: Sì, è stata suor Maria che ha iniziato tutto. Me la ricordo molto bene. Anch'io ho avuto l'occasione e la fortuna di conoscerla, e ho dei bei ricordi. Suor Maria era la maestra del mio figlio grande.

Claudio Pesci: Volevo dirle, a proposito della scuola San Giuseppe, che purtroppo ora è chiusa, che stiamo ragionando su un progetto molto ambizioso: farla diventare una casa di quartiere, cioè un luogo dove gli abitanti del sestiere possano utilizzare gli spazi per attività sociali, di scambio, di amicizia, di incontro, dei laboratori. Ci sembra un progetto interessante.

Angela Cevasco: Ricordo che per arrivare alla scuola c'era la rampa. No, bisogna trovare tanti soldi per rimetterla in piedi. E un ascensore, per abbattere le barriere architettoniche.

Claudio Pesci: Ma l'idea in sé, cosa ne pensa di una casa di quartiere?

Angela Cevasco: Certo, sarebbe una buona idea, magari anche solo per riunirci, scambiare le nostre idee. Non sarebbe male.

Claudio Pesci: Ci stiamo lavorando. Il podcast "Previsioni per uno sviluppo di comunità" ha anche questo scopo: sondare il terreno, ascoltare le opinioni proprio riguardo a questo progetto.

Angela Cevasco: Certo, sarebbe una buona cosa, fare degli incontri, scambiarci delle idee, dei laboratori in cui ognuno possa creare qualcosa.

Claudio Pesci: Ci crediamo molto e speriamo di riuscirci tutti insieme, unendo le forze. Ma le volevo chiedere un'altra cosa, perché so che lei è stata anche un'alunna della scuola San Giuseppe. È giusto?

Angela Cevasco: Certo, certo.

Claudio Pesci: Ci racconti un po', visto che è la prima alunna significativa che incontriamo. Ci dica un po' com'era la scuola.

Angela Cevasco: Ho fatto la prima nel 1959. Sono venuta ad abitare in Via Pré in agosto e le scuole allora cominciavano il primo di ottobre. La mia maestra era suor Natalina.

Claudio Pesci: Ha fatto l'intero ciclo delle elementari?

Angela Cevasco: Sì, tutte le elementari.

Claudio Pesci: Che ricordo ne ha?

Angela Cevasco: Bellissimo. Facevano il doposcuola, poi il sabato ci facevano vedere dei film giù nel refettorio. Dei filmetti per bambini, tipo Stanlio e Ollio. Anche in parrocchia, quando c'era il vecchio parroco, don Podestà, che era una persona un po' dura ma molto brava e generosa, faceva vedere dei film la domenica, dopo la messa. Ci portava su nel salone e ci faceva vedere un film una volta al mese. Le suore, invece, li facevano il sabato pomeriggio.

Claudio Pesci: Senta Angela, dal suo punto di vista, quali sono stati i cambiamenti più significativi di Via Pré?

Angela Cevasco: Non so se si può dire, ma il momento brutto è stato quando ha cominciato a circolare la droga. Lì è stata la rovina, perché finché c'erano le prostitute, che stavano più in su, verso San Giovanni, e quelli che vendevano le sigarette, c'era una, tra virgolette, "malavita sana". Con la droga è iniziato il degrado, le famiglie hanno cominciato ad andarsene via. Poi il danno grosso è stato quando hanno mandato via tutte le persone da Santa Brigida, per rifare le case del comune. Allora si sono installati personaggi belli tosti e lì è cominciato il declino, perché Via Pré era una festa, non una strada. Ha cominciato a chiudere anche tutti i negozi.

Claudio Pesci: Invece un ricordo positivo? Se dovesse raccontare una Via Pré che le piace, che ha un bel ricordo.

Angela Cevasco: Il ricordo bello era quando c'erano tutti i negozi aperti, ci conoscevamo tutti e si poteva giocare in strada. Erano ricordi belli. Ricordo mio figlio che andava giù a giocare in strada, poi andava a scuola a San Giuseppe, finiva alle quattro e andavano a giocare in strada oppure in parrocchia, perché c'era il salone. Erano tempi belli, che adesso non esistono più.

Claudio Pesci: Speriamo di nuovo di provarci insieme. Stanno nascendo anche...

Angela Cevasco: Guardi, l'altra volta mi hanno intervistato in piazzetta, mi sembra per la palestra, in Piazza Vitti. Io gli ho detto: "Guardi, io da Via Pré non me ne andrò mai, perché Via Pré è la mia casa." Con tutto il degrado, per me è la mia casa, io ci ho vissuto. Sono arrivata a 70 anni, le mie radici sono qui. Allontanarmi da qui, andare in un altro posto... Magari mi ci troverei bene, ma non lo so.

Claudio Pesci: Sto conoscendo tante persone di buona volontà in Via Pré che hanno voglia di cambiare le cose, di cercare di ricostruire quel tessuto comunitario che un tempo c'era. Ricordo che Carlo raccontava che il bello di Via Pré era che se non vedevi qualcuno per qualche ora o qualche giorno, subito ci si chiedeva se stesse bene.

Angela Cevasco: Ma certo, era così, c'era comunicazione! Se non vedevi una persona, andavi a suonare alla porta. "Ma cosa ti è successo?" Era un paese nella città.

Claudio Pesci: Esatto, molto bella questa frase.

Angela Cevasco: Certo, perché ci conoscevamo tutti, i bambini giocavano tutti insieme. Speriamo che ritorni, me lo auguro.

Claudio Pesci: Ci proveremo, ci proveremo insieme, sicuramente.

Angela Cevasco: Speriamo. Guardi, se avete bisogno di una mano, io, per quel poco che posso fare, non mi tiro indietro per il quartiere.

Claudio Pesci: A proposito di dare una mano, la contatteremo sicuramente. In chiusura, come faccio di solito, le chiedo un sogno, una previsione su quello che potrebbe diventare di nuovo Via Pré in positivo. Cosa suggerirebbe? Cosa si immagina?

Angela Cevasco: Io l'unica cosa che suggerirei, se fosse possibile, è aprire dei negozi italiani, dove c'è la gente, il tessuto sociale italiano, perché capisce bene che il turista che viene e vede tutta questa marmaglia che spaccia, non va bene. Bisogna cercare di allontanare queste persone.

Claudio Pesci: Pensa che ci sia una possibilità di inclusione positiva per le famiglie e i bambini?

Angela Cevasco: Ci sono anche tante brave persone tra di loro che lavorano. Non sono mica tutti così, per carità. C'è gente che forse è meglio di me. Io conosco dei senegalesi con cui mi fermo a parlare, mi salutano. Non sono tutti uguali. Certo, alcuni personaggi bisognerebbe cercare di allontanarli. Ci sono dei punti di Via Pré che sono proprio terra di nessuno.

Claudio Pesci: Sì, però sarebbe bello riuscire a ricreare di nuovo il paese che era, all'interno della città, con i tempi nuovi, con nuove culture, ma in modo positivo.

Angela Cevasco: Un paese dove la gente possa passeggiare e dire: "Che bello, ci sono i negozi!" E quelli che non si comportano bene, se ne andranno via. Ci sono persone perbene, anche tra i senegalesi. C'è della brava gente. Sono assolutamente d'accordo. Sarebbe anche bello aprire dei negozi etnici, ma di qualità, che non siano poco utili per il territorio, ma che attivino il turismo e la cultura. In quel caso, si abbatterebbe anche la barriera tra italiani e non italiani, perché sarebbe un valore aggiunto. Genova è sempre stata aperta, un porto nel Mediterraneo, e non si è mai spaventata delle culture diverse. Io mi ricordo quando venivano gli americani, anche quelli di colore, parliamo degli anni Sessanta e Settanta. Allora arrivavano anche loro, c'erano tutti. La sera c'erano tutti i bar aperti, le pizzerie, c'era di tutto. Adesso, se lei passa la notte, non c'è nessuno.

Claudio Pesci: La ringrazio veramente tanto Angela, per la disponibilità e per i racconti che ci ha fatto.

Angela Cevasco: Prego, prego, buona giornata.

Claudio Pesci: Buona giornata a lei, arrivederci.

Angela Cevasco: Arrivederci.

Claudio Pesci: Le previsioni per uno sviluppo di comunità continuano. In questa puntata ne abbiamo messo a fuoco un'altra, per far tornare il centro storico un paese nella città.