Prè-visioni - 7a puntata 2023

Buongiorno, buon pomeriggio o buonasera a chi mi ascolta. Sono Claudio Pesci, mi occupo come pedagogista di progetti di comunità, sperimentando anche attraverso il digitale nuove forme di comunicazione e di cittadinanza attiva, per fare la mia parte nel lavoro educativo e sociale.

Le puntate precedenti hanno coinvolto, nelle diverse interviste, persone che vivono o lavorano a Prè. In questa puntata e nelle prossime, inizieremo a prendere contatti con un'altra parte del territorio del Sestiere di Prè, Via del Campo. Per farlo abbiamo oggi con noi Laura Monferdini, che è responsabile dei contenuti museali di Via del Campo 29 Rosso a Genova, nell'antica strada cantata da Faber in una delle sue canzoni più amate. Laura è collezionista, tra le più apprezzate in Italia, di dischi di canzoni d'autore, in particolare della cosiddetta Scuola Genovese, ed è autrice del libro Parola di Faber. Discorsi in tour di Fabrizio De André.

Buongiorno Laura e grazie della disponibilità ad essere intervistata.

Buongiorno a te Claudio, molto felice di partecipare a questa iniziativa.

Senti Laura, allora, come prima domanda ti chiedo: quali origini ha il Museo di Fabrizio De André in Via del Campo 29 Rosso?

Allora, diciamo che intanto Via del Campo 29 Rosso è il cosiddetto Museo De André, ma forse proprio perché qua la mission è quella di portare avanti tutte quelle che sono le memorie, anche quello che è il messaggio attuale della cosiddetta Scuola Genovese dei Cantautori. È nato appunto, inaugurato il 25 febbraio del 2012, e l'importanza è di dare testimonianza a questa grande parte della nostra cultura, e soprattutto diciamo che diventa naturalmente il Museo di De André dalla morte di Fabrizio, quando si è formato una sorta di pellegrinaggio laico, che porta ancora oggi qui più di cinquantamila persone l'anno, sarà perché c'è Via del Campo, sarà perché Fabrizio andava a scuola qui dietro, al Liceo Colombo, in questa parte del centro storico. È diventata veramente un fulcro proprio di cultura, di musica, di attività, e che naturalmente si concentrano proprio qui, in Via del Campo 29 Rosso, che ha anche una forte missione di presidio sociale e culturale sul territorio.

E tu da quando è che ci lavori, da quanto tempo?

Diciamo che ufficialmente dall'inaugurazione, che come ti dicevo poc'anzi, è stata il 25 di febbraio del 2012, ho vissuto anche tutta la parte precedentemente dei lavori, della ristrutturazione, della progettazione degli spazi, degli arredi, dei contenuti, che poi di fatto sono la responsabile dei contenuti museali, di questo che è ufficialmente un museo di proprietà del Comune di Genova, che gestiamo come solidarietà di lavoro. Però il mio percorso viene da lontano, perché un pezzo del mio cuore è qua, da sempre, da quando c'era Gianni e da quando ho conosciuto tante realtà umane e artistiche proprio nel vecchio negozio di Gianni Tassio, quindi da ragazzina.

Perché se non sbaglio il museo prende origine anche da Gianni Tassio, giusto?

Diciamo che Gianni Tassio era un giovane garzone di bottega di un altro negoziante che si chiama Salvarani Mario, che aveva il negozio esattamente dove oggi c'è l'aula di De André, quindi praticamente in Porta dei Vacca, sulla destra, l'ultima sala. Oggi è un'aula della facoltà appunto di lingue. E lì Gianni Tassio l'ha conosciuto in gioventù Fabrizio, che andava a scuola al Liceo Colombo, una conoscenza comunque molto fugace, perché Fabrizio non era ancora famoso e passava proprio a comprare dischi o comunque per relazionarsi con l'umanità così ricca di ispirazione, così ricca appunto anche di pathos che lui incontrava da queste parti. Dopodiché Gianni si è trasferito qua come spazio del negozio vero e proprio, a luglio del 1999, quando l'ha lasciato dell'Università e quando Fabrizio era già mancato. Decise così per fare una sorta di tributo al cantautore genovese, una sorta di vetrina celebrativa con l'impegno di lasciarla per l'estate di quell'anno, ma non è riuscito a smontarla e questo spazio è diventato, dico impropriamente, il museo di De André, ma a tutti gli effetti, insomma, buona parte delle persone che vengono qua cercano soprattutto tracce di Fabrizio.

Bene, senti Laura, l'hai anche citato prima, il 29 Rosso richiama molti personaggi importanti della scuola musicale genovese, non solo. Chi secondo te, oltre a Fabrizio De André naturalmente, ha più a cuore questa parte del centro storico?

Allora, sì, i grandi sono stati, noi sappiamo, appunto i decani della vecchia scuola, da Fabrizio a Tenco, a Bindi, a Lauzi, a Gino Paoli, più giovani e più recenti, Ivano Fossati, Bertolini naturalmente. Chi più ha a cuore questa parte del centro storico? Il centro storico diciamo che soprattutto ce lo hanno nel cuore quelle persone che vengono particolarmente da fuori, dall'estero, anche diciamo da ogni parte d'Italia, come piaceva dire a Fabrizio, da Palermo ad Aosta, proprio per ricercare le tracce della musica, per ritrovare lui in primis. Qui non dimentichiamoci che abbiamo l'unica chitarra di Fabrizio esposta al pubblico in Italia, che è qua con noi da ventidue anni a seguito dell'asta che fece proprio Gianni con tutta una cordata di persone, di amici, tra i quali anche la sottoscritta nel lontano 2000. Quindi chi cerca qui sono persone che hanno fatto un percorso di vita con Fabrizio, vita che può essere una vita di gioventù familiare, ma devo dire che grazie anche alla rete molti giovani, molti insegnanti vengono, frequentano proprio questo spazio per cercare le memorie della nostra cosiddetta Scuola Genovese di Faber.

Chi conosce bene i caruggi di Genova, lo dico appunto per chi in particolare non è di Genova e sente parlare di Via del Campo, non può non associarlo all'ex ghetto che si trova tra Via del Campo, Via Lomellini e Piazza dell'Annunziata. Che legame ha secondo te questa porzione di territorio e quanto può essere importante per il rilancio del Sestiere di Prè?

Io credo che sia fondamentale perché certo Via del Campo è universalmente conosciuta perché nel '67 Fabrizio ne ha fatto una delle canzoni più belle che sia mai esistite, è proprio evocativa, la via dell'amore, del mercato, come era la via dei locali notturni, se chiudiamo gli occhi possiamo immaginarla come era, una via storica perché poi Campo, Prè e Tra erano tutte zone del suburbio, erano le zone limitrofe della città, quelle che poi passata la Porta di Sant'Assedio, Porta dei Vacca, portava fuori le mura del Barbarossa. Il ghetto, il ghetto ebraico, è direttamente confinante con Via del Campo attraverso tutta una serie di vicoli, la Via della Croce Bianca, il Vico di Untoria, il Vico del Campo, quindi è intanto una zona storica della città, poi adesso resa ancora più vitale dalla presenza della piazza Don Gallo dove tutti quanti facciamo manifestazioni, ci riuniamo, è anche proprio un punto di aggregazione sociale importantissimo e poi perché storicamente anche lì l'Untoria è sempre stato il Vico delle Princese, quindi la Morena, la Graziosa, anche questa umanità bellissima che noi ancora oggi conosciamo. L'Iglietta Carmine, nel '72, ha fatto i primi scatti in Italia ai transvestiti, quindi era quell'umanità che poi Fabrizio ha cantato, ha ricercato, ha amato e ha portato proprio come modello, come esempio anche di resistenza ad una vita difficile, quale appunto lui riteneva: “Se non sono gigli, se non sono agili, sono pur sempre figli, vittime di questo mondo”, quindi diciamo che sicuramente più che in Albaro le ispirazioni, ma anche umane, quindi le amicizie, le frequentazioni, Fabrizio le ritrovava proprio qua, ai margini dell'antico ghetto ebraico e proprio in Via del Campo, nel nostro centro storico, che peraltro è patrimonio dell'UNESCO, ricordiamolo, quindi già di per sé dovrebbe essersi rilanciato da solo, poi noi ci mettiamo del nostro, in tutto.

A questo punto io non posso non chiederti qualche tuo commento, aneddoto sulla canzone Via del Campo.

Ma sai, sulla canzone Via del Campo diciamo che se ne sono dette tante, già dalla paternità così discussa, in realtà voglio dire sì, l'antica melodia di una canzone, c'è la mia Morosa Lavalla Fonte, più che altro è che le persone spesso e volentieri tendono a identificare un luogo con delle persone fisiche, allora mentre sappiamo del portoncino del vecchio professore, il portoncino numero 5, questo perché è sempre bene ascoltare sì, cosa si dice, le leggende, ma soprattutto ricercare sempre la verità e la verità è che molto spesso gli artisti hanno delle ispirazioni che sono pure semplici, ispirazioni come i quattro amici al bar, c'è chi si vuole per forza assicurare in un dato punto della città e quattro persone ben identificate, in realtà Gino Paoli parla di qualcosa così di molto astratto, quindi Via del Campo io direi che più che lasciarla all'aneddotica dobbiamo lasciarla alla suggestione, perché basta provare a chiudere gli occhi e a cominciare piano piano a cantare in sottovoce la canzone mentre la si percorre, io lo faccio ancora adesso e devo dire che tra tante canzoni che ascolto di Fabrizio ovunque io mi trovo è quella ancora che mi fa venire la pelle d'oca proprio, perché forse è una parte di me, insomma continua ad esserlo, però ti posso dire che un aneddoto molto simpatico è che Fabrizio che era un perfezionista maniacale durante un prova tour negli anni '90 è in studio insieme ai musicisti, loro quindi cominciano a fare queste prove, però lui era molto severo, quindi molto meticoloso, molto attento e sai che a un certo punto mentre si canta Via del Campo c'è una sorta di refrain musicale che ora farò scappare e tu ti fai... e viene qualche buon tempone, il Mauro Pagani della situazione, c'era presente, fece questo refrain spero che non ci siano minori all'ascolto dove il la la la la diventava Tokyo Berlin, Tokyo Berlin, Fabrizio quando era concentrato, era concentratissimo, alla fine della canzone dice "E lì bisogna rifare perché stona" insomma l'esecuzione perfetta e tutti gli dicono "Ma no Fabrizio, ma guardati intorno, non vedi le facce scoppiate di tutti i musicisti" "No, no, stona, stona, bisogna rifare" cioè quando si metteva in testa una cosa, era tutta da rifare in qualche maniera, questa è la cosa più colorita, più simpatica mi viene da dire e non trascuriamo il fatto che di tutte le canzoni che Fabrizio porta con sé in tour dal 1975 al '98, cioè durante tutti i suoi tour, 23 anni lunghissimi di militanza anche sul palco, Via del Campo compare in scaletta dal '75 fino al '98, era un pezzo del suo cuore.

Senti Laura, siamo in conclusione, come mia consuetudine a conclusione del podcast ti chiedo una previsione per uno sviluppo di comunità, per costruire una comunità educante, cosa ci dici?

Allora io dico che in base all'esperienza che abbiamo cominciato a fare tutti insieme bisogna assolutamente fare rete, soprattutto che è la cosa più importante, quindi c'è anche lo scambio di informazioni, le sinergie, cioè tutti devono essere al corrente di tutti per meglio partecipare, per meglio integrarsi anche poi negli eventi che andremo a proporre e quelli che in parte sono già stati fatti. Vedo che le forze in campo sono tante, l'abbiamo visto recentemente il 6 maggio scorso, secondo me bisognerebbe fare cose in maniera più sovente, magari anche un po' più ristrette, abbiamo voluto dare un segnale molto forte che mi pare sia stato colto nel segno, però secondo me le attività vanno fatte continuativamente, naturalmente ci vuole assolutamente il sostegno di quelle che sono le istituzioni, perché credo che rivitalizzare, far vivere questa parte del centro storico, dove le attività commerciali sono andate nei decenni in picchiata, che come ricordiamo noi ormai è una situazione molto cambiata, è fondamentale, quindi credo che già avere voce in uno spazio come questo, se dessero degli spazi più grandi a chi si occupa della cultura e mettessero qualche risorsa in campo in più proprio per le attività di tipo sociale e di tipo culturale, raddoppieremo gli ingressi e soprattutto terremo lontano il sommerso e faremo sentire la nostra voce sempre, quindi io sono sempre fondamentalmente ottimista, anche se negli anni sono un po' stanca, perché vedo spesso e volentieri insomma tante parole e poca concretezza, però sono una che non molla mai, sono sempre supportata dalla mia squadra che insomma come me ci tiene, da tutti voi.

Una squadra di tutto rispetto e credo che bisogna essere tutti noi degli inguaribili ottimisti, perché ne vale la pena.

Sì, sì, assolutamente.

Ce la metteremo tutta insieme, assolutamente. La passione non si spegne mai, guarda.

Esatto, esatto. Assolutamente, quindi qualche segnale però anche istituzionale ci vuole, ecco secondo me, noi ci siamo, lo sanno benissimo che ci siamo, quindi insomma fate che questa voce diventi sempre più forte. L'unione fa la forza poi, quindi questo è fondamentale.

Ti ringrazio molto Laura per tutto quello che ci hai raccontato.

Grazie a te.

Ci incontreremo presto anche di persona.

Assolutamente, sì, come sempre, per andare avanti per il nostro centro storico, per la nostra città, perché poi le iniziative sono a favore di tutti e quindi diciamo che è un grande lavoro anche proprio sociale.

Bene, grazie Laura.

Grazie Claudio, a presto.

Lavorare in rete, essere degli inguaribili ottimisti e mantenere viva la passione sono le previsioni che oggi ci sono state regalate e che insieme a tutte le altre dette nelle precedenti interviste uniscono quei puntini che fanno intravedere sempre di più un percorso possibile per costruire una comunità educante. Nelle prossime puntate ascolteremo sempre nel quartiere di Via del Campo altre testimonianze di persone che costruiscono bellezza.